Il periodo è quello giusto per provare questa ricetta, l'ho scovata su facebook sulla pagina Profumo di basilico ed è tradizionale calabrese.
È una di quelle preparazioni quasi dimenticata, ma personalmente trovo sia ottima, quasi a costo zero, se si esclude l'olio e davvero gustosa ed originale da presentare come antipasto.
Non riporto le quantità, ma solo gli ingredienti, regolatevi a gusto personale.
Fichi acerbi a savuza
- Fichi acerbi piccoli e non ancora maturi, l'interno deve risultare bianco
- Aglio
- Mentuccia romana
- Aceto di vino bianco
- Zucchero
- Sale
- Olio extravergine di oliva
Pur vivendo da quasi trent'anni in Abruzzo non conoscevo questi biscotti.
Ho scovato la ricetta sul blog Un'americana tra gli orsi e ho voluto provarla, la versione originale prevede la confettura di uva, tipica abruzzese, ma anche con altre confetture è ugualmente buona.
Semplice la realizzazione, buona la durata, ottimo il gusto, si può scegliere di realizzarli anche con altre farine, tocca solo provarla.
Io ho realizzato un solo rotolo e in cottura si è allargato troppo per i miei gusti, suggerisco di realizzarne due più piccoli per ottenere poi fette della misura giusta.
Biscotti arrotolati alla confettura abruzzesi
- 2 uova
- 130 g zucchero
- sale un pizzico
- buccia grattugiata di un limone bio
- 80 ml olio di semi
- 250/270 g farina 00
- 100 g farina integrale ( volendo utilizzare tutta farina 00 o sperimentare con altre farine )
- 8 g lievito per dolci
Questa ricetta letta anni fa su Ammodomio ha sempre fatto parte delle mie tradizioni di Pasqua. A casa mia non si usa, ma a me è sempre piaciuta l'idea di un pane briosciato dal sapore deciso di formaggio e perfetto per accompagnare la colazione di Pasqua o pasquetta.
La ricetta è di Paola Lazzari e io non l'ho mai modificata, è perfetta così.
È una preparazione che necessita di tre giorni di riposo prima di essere gustata, si può quindi preparare in anticipo e gustarsela senza stress la mattina di Pasqua.
Vi lascio la ricetta così come la riportava il blog Ammodomio che, purtroppo, ha deciso di chiudere i battenti, ma potete ritrovarla anche sul blog di Anice e Cannella.
Provatela senza timore, non servono lieviti cresciuti come figli e accuditi accuratamente, qui il caro, bistrattato lievito di birra fa il suo lavoro e lo fa più che bene.
Non appena li aprirò provvederò ad inserire una foto della fetta.
Pizza di Pasqua al formaggio
Dose per due stampi a tronco di cono di 12 cm di base, 18 cm di ampiezza e 9 cm di altezza, oppure uno stampo di 16 cm, 21 cm e 12 cm di altezza.
- 5 uova medie
- 300 g farina 0
- 200 g farina Manitoba
- 100 ml acqua
- 25/30 g lievito di birra fresco
- 1 cucchiaino di zucchero
- 1 cucchiaino di sale se occorre
- 1 cucchiaino di pepe
- 5 cucchiaio di olio extravergine d'oliva
- 50 g strutto ( da non omettere o sostituire assolutamente)
- 250 g formaggio grattugiato tra parmigiano e pecorino, per me 50/50
Ho voluto provare una ricetta tradizionale, ma diversa da quella che si prepara a casa mia.
Per quanto riguarda i mostaccioli posso dire che quasi ogni famiglia ha la propria ricetta, quella della mia mamma é questa, ma abitando da anni in Abruzzo ho avuto modo di apprezzare i mostaccioli di Castel di Sangro che hanno una consistenza soffice, così quando ho letto la ricetta su questo blog ho deciso di vedere se potevano essere simili, esperimento riuscito.
Sono buoni, golosi e anche molto facili da fare, una ricetta da tenere a mente per il prossimo anno.
Mostaccioli napoletani morbidi
Dose per circa 30 pezzi
- 250 g farina 00
- 100 g zucchero
- 40 g mandorle tritate
- 5 g ammoniaca per dolci
- 20 g cacao amaro
- scorza di arancia bio grattugiata
- 100 ml acqua ( versarne poco alla volta potrebbe non servire tutta)
- 50 ml succo di arancia
- 25 g miele
- 3 g pisto ( mix di cannella, chiodi di garofano e noce moscata)
- 350 g cioccolato fondente per la copertura
Questo Natale si merita un ritorno alle tradizioni, uno stringersi più forte agli affetti vicini e un abbracciarsi virtualmente con quelli lontani, cercando di ricreare quell' atmosfera e quel calore dato anche da sapori che fanno parte della nostra memoria.
Così ho preparato per il maritino i pepatelli, secondo la ricetta della sua mamma.
Rispetto alla ricetta conosciuta dai più questa non prevede l' uso del pepe ( che poi é l'ingrediente che dà il nome a questi dolcetti) , ma essendo la ricetta che più di ogni altra cosa per mio marito rappresenta il Natale, l' ho realizzata senza cambiare nulla.
É una ricetta semplicissima, con pochi ingredienti, ma ricca di sapore. Migliora con il passare del tempo, questi biscotti appena realizzati sono molto duri, ma con il passare dei giorni il miele rende tutto più morbido, con buona pace del dentista.
Pepatelli alla molisana di Bice
Dose per tanti pepatelli, volendo dimezzare o raddoppiare 😉
- 500 g farina setacciata 00
- 600 g miele
- 500 g mandorle con la pelle
- Buccia di mezzo mandarino non trattato tagliata finemente al coltello
- 8 g lievito per dolci
- un pizzico di sale
Da quando ho visto questa ricetta da Fabio e Annalú la preparo ad ogni Natale.
Sono dei dolcetti gustosi e profumati, nati a Napoli dalle mani delle suore del Divino Amore e creati appositamente per la madre di Carlo II D'Angió.
Non mancano sui vassoi di dolci delle feste a Napoli, ma vi assicuro che se li provate non mancheranno più neanche dai vostri.
Rispetto alla ricetta originale ho fatto delle piccole modifiche, ho utilizzato farina di mandorle, invece che mandorle con la pelle, e solo canditi di arancia .
Per la glassa questa volta ne ho utilizzata una già pronta, ma altre volte ho usato quella data nella ricetta.
Provateli e gustateveli.
Dolci Divino Amore
Per 20 pezzi
- 250 g mandorle con la pelle ( per me farina di mandorle)
- 250 g zucchero semolato
- 75 g canditi ( per me arancia candita)
- 1 cucchiaio essenza di vaniglia
- buccia grattugiata di un limone bio
- 1 uovo intero
- 1 tuorlo
- ostie
- 125 g zucchero a velo
- 60 g acqua
- succo di limone
- colorante rosa
- Confettino argentati per la finitura
- Gelatina di albicocche per spennellare
- 600 g farina 300 W
- 350 g acqua come da disciplinare ( 300 g + 50 g latte per una maggiore colorazione cuocendo in un forno casalinga)
- 60 g olio extravergine d'oliva
- 12 g sale
- 1 kg stracchino o crescenza
Questa volta una serie di coincidenze mi ha portato a realizzare la prima vignarola della mia vita.
La vignarola è un piatto tipico della cucina laziale che si realizza in primavera con i prodotti dell' orto, cipollotti, fave, piselli, asparagi, carciofi, mentuccia romana
Cristiana "Una cuoca per casa"su Instagram, ha postato la sua ricetta e io ho avuto la fortuna di ritrovarmi con quasi tutti gli ingredienti in casa e ho voluto provarci.
Ho
Poi c'erano gli asparagi da pulire e cuocere, i piselli da bollire e infine le fave... Ad un certo punto mi è apparso chiaramente il motivo per cui non avevo mai preparato questo piatto, solo per prepararlo avrò impiegato due ore, ma il risultato mi ha ripagato ampiamente.
Il suggerimento che mi sento di darvi è quello di organizzarvi o farvi dare una mano dagli ad altri membri della famiglia.
La ricetta ve la riporto così come l' ho realizzata, seguendo le indicazioni di Cristiana , ma siate elastici io avevo poche fave e certamente meno piselli di quelli riportati in ricetta, va bene lo stesso, l' importante è ritrovare i sapori e i profumi della primavera.
Vignarola
Dose per 4 persone
- 300 g fave
- 300 g piselli
- 2 carciofi romaneschi ( io non li avevo e ho usato dei cuori di carciofo congelati)
- 1 cipollotto fresco
- 1 spicchio d'aglio
- 500 g asparagi
- 200 g guanciale
- Olio extravergine d'oliva
- Sale
- Pepe
- Mentuccia fresca
Quelle cose che rifuggivamo, quando erano loro a farle, assumono un altro valore e siamo proprio noi a cercare di non perderle, magari dedicando un pomeriggio ad una ricetta che fino a poco tempo prima evitavano accuratamente.
Si possono fare queste riflessioni preparando le chiacchiere o cioffe, come vengono chiamate a Sulmona?
Un amico mi ha coinvolto nella preparazione di questi dolci, tipici del Carnevale, che la sua mamma, la signora Lucia, preparava in grandi quantità con l'aiuto delle donne del vicinato.
Con Franco abbiamo ripercorso i momenti di quello che era un rito: preparare l' impasto, tirare fuori la spianatoia, girare la manovella della nonna papera, ritagliare le strisce con la rotella dentellata e alla fine tuffare le cioffe nell' olio caldo del frappiere.
Quella che vedete in foto è una particolare pentola in rame, stagnata all'interno, che permetteva di friggere l'impasto conferendogli una forma tondeggiante. Il frappiere, ormai é quasi introvabile.
La fabbricazione del frappiere venne avviata nella bottega fondata da Agrisello Arduini, a L'Aquila, conosciuta in città per la lavorazione del rame, del ferro e dell'ottone, e il suo utilizzo fu costante fino alla seconda metà del secolo scorso. In tutte le famiglie si utilizzava per la prepazione di dolci del carnevale. Per la difficoltà della lavorazione del rame oggi gli antichi strumenti sono stati sostituiti con altri in alluminio e acciaio.
( Notizie prese dal sito Calendario etnoantropologico sul Carnevale a L'Aquila ).
Ebbene il mio amico Franco ne possiede uno, ha trovato il modo di farsi costruire una specie di tripode per sostenere il frappiere sul fuoco e avere così entrambe le mani libere.
Il frappiere viene riempito di olio di arachidi e, una volta raggiunta la temperatura ( che per la frittura ideale dovrebbe aggirarsi tra i 165°C e i 185°C ) si inserisce una striscia molto lunga di impasto delle chiacchiere e subito si copre con la parte del frappiere composta da una specie di mestolo bucherellato e capovolto che avvolge completamente l' impasto e permette di mantenerlo in immersione nell' olio.
Quando la cioffa risulta dorata , si sgocciola e si fa asciugare su carta assorbente.
Si servono cosparse con zucchero a velo, realizzato rigorosamente con un macinacaffé dedicato a macinare lo zucchero semolato.
Entrare in casa della signora Lucia é stato il modo più bello per celebrare una tradizione antica ed è stato un onore per me far rivivere gesti antichi che spero non andranno perduti.
Per la ricetta delle cioffe ho utilizzato quella della mia mamma, che trovate qui, con l' aggiunta di anice nell' impasto, per ottenere proprio il sapore che il mio amico Franco ricordava.
Mi reco, tutta baldanzosa nel supermercato dove sono certa di trovarla e, con altrettanta sicurezza prelevo il vassoio dal banco frigo e lo metto nel carrello, fidandomi dei miei occhi.
Per poi tornare a casa, anche con un bel mazzo di sedano, e rendermi conto che non avevo comprato la coda, ma due colli di tacchino.
Poco male, li ho utilizzato per un ottimo brodo e sono andata dal macellaio a recuperare una coda che, per fortuna, ho trovato: felicità .
La ricetta della tradizione romana prende il nome dai vaccinari, gli uomini addetti alla macellazione, che risiedevano nel quartiere "Regola".
Piatto principe del quinto quarto, prevede due versioni, entrambe originali : con o senza aggiunta di cacao, pinoli,uvetta e spezie, può essere preparata nel modo tradizionale o con la pentola a pressione, io ho usato quest' ultima.
Se vi dovesse venire la voglia e non siete a Roma, procuratevi una coda, fatevela tagliare in rocchi , pezzi, dal vostro macellaio e procedete con la preparazione.
Io ho seguito questa ricetta .
Coda alla vaccinara
Per 3/4 persone
- 1,5 kg coda di vitello , tagliata a pezzi
- 1 litro di passata di pomodori
- 1 cipolla
- 1 carota
- 8 coste di sedano
- 1 spicchio di aglio
- 1 bicchiere di vino bianco
- ½ lt di brodo di carne
- Olio extravergine d'oliva
- Sale
Quando ho visto su Facebook la ricetta della trippa alla trevigiana condivisa da Daniela sul suo blog, ho avuto subito la voglia di replicarla .
Unica variante alla ricetta é sulla crosta di formaggio da inserire nel brodo di gallina, Montasio nella ricetta originale, parmigiano per me.
Spero non me ne vogliano i puristi.
Zuppa di trippa alla trevigiana
Dose per una persona
- 300 g trippa lessata
- ½ cipolla steccata con un chiodo di garofano
- 1 carota piccola
- 1 costa di sedano
- ¼ di limone bio a fette
- 1 foglia di alloro
- 2 foglie di salvia
- Brodo di gallina ( circa il doppio della trippa)
- Crosta di parmigiano ( montasio stagionato nella ricetta originale)
- Crostini di pane
La ricetta viene dal blog di Patty, ma mi sono accorta che non l'ho mai riportata qui e allora direi che è giunto il momento.
Zuccherini bolognesi
Dose per 500 g
- 250 g farina 00
- 100 g burro
- 100 g zucchero
- 4 g lievito per dolci
- 1 uovo
- zucchero a velo per la finitura
Mi é accaduto la stessa cosa con la ricetta degli gnocchi che non sono proprio il mio cavallo di battaglia, ma in quel caso non ho mai pensato di ostinarmi per perseguire un risultato, ho rinunciato e basta.
Cosa diversa per questi biscotti che fanno parte dei miei ricordi da bambina, che accompagnavano sempre quel bicchiere di vino offerto senza tante cerimonie e che esistevano anche nella versione golosa, ricoperti di naspro, venduti dai forni.
Finalmente ho trovato una ricetta che mi ha permesso di ottenere un ottimo risultato, quasi come quello originale.
La ricetta con la relativa spiegazione l' ho trovata su Scatti di Gusto ed è quella che mi ha permesso di ottenere i taralli quasi perfetti.
La ricetta parla di taralli pugliesi , ma posso assicurare che anche nel Molise i taralli sono parte integrante della cucina tradizionale di una volta.
La ricetta é basica solo quattro ingredienti reperibili sempre in casa : farina, uova, zucchero, olio extravergine d'oliva.
Il segreto vero é nella cottura, non possedendo un forno a legna mi sono dovuta adattare con quello elettrico e ho capito che la modalità statica é quella che mi permette di ottenere il miglior risultato.
Finora ho realizzato sempre la ricetta con dosi minime , ma considerando che i taralli durano tanto, conviene abbondare, così come facevano le nostre nonne che, come minimo utilizzavano 12 uova, la farina "che si ritira ", vale a dire circa un chilo.
Taralli bolliti ( ricetta presa qui )
Dose per 5 pezzi grandi
- 250 g farina 00 o 0
- 3 uova
- 1 cucchiaio di zucchero
- 25 g olio extravergine d'oliva
- (pizzico di bicarbonato di sodio : OMESSO)
Succede quando si hanno le proprie radici in una regione fino a qualche tempo fa data per inesistente : il Molise.
Una ricetta, questa, tramandata dalla mia prozia Maria, la sorella di mia nonna, quella che è andata in America, ma poi è tornata , perché si può anche avere cibo in tavola, ma se la nostalgia per il tuo paese non te lo fa apprezzare, meglio tornare indietro e accontentarsi di pane e cipolle.
Questi dolci tradizionali tipici di tutto il Molise sono cosa ben diversa da pane e cipolle, per fortuna.
Sicuramente questa è una versione rielaborata e riadattata dalla prozia, la differenza più importante l'ho notata nella presenza di marmellata di ciliegie invece che mostocotto, ma a casa nostra questi dolci sono quelli che danno il sapore del Natale, in qualunque stagione e noi li realizziamo seguendo la ricetta di zia Maria.
La frutta secca utilizzata, può essere modificata a piacere, così come i canditi.
Imprescindibile invece i chiodi di garofano per dare l'aroma giusto.
Celli chieni della prozia Maria
Dose per 60 pezzi
Pasta ( versione della prozia )
- 600/700 g farina 00
- 200 g zucchero
- 180 g strutto
- 100/150 ml latte
- 2 uova intere
- 8 g lievito per dolci
- 500 g farina 00
- 2 uova intere
- 150 g strutto
- 100 g zucchero
- Un bicchiere di vino bianco
- 150 g marmellata di ciliegie
- 150 g fichi secchi
- 150 g prugne secche
- 150 g uva passa
- 200 g mandorle tostate tritate
- Buccia grattugiata di arancia bio
- Buccia grattugiata di limone bio
- Buccia grattugiata di mandarino bio ( se riuscite a trovarne altrimenti omettere )
- 250 g miele
- 1 cucchiaino scarso di polvere di chiodi di garofano
- 2 cucchiai di cacao amaro in polvere
- 1 uovo
Tutta colpa della mia malattia, quella che mi spinge a non replicare mai la stessa ricetta, a provarne sempre di nuove, nella convinzione che quella che ancora non ho provato sarà sicuramente migliore.
Probabilmente i miei figli avranno difficoltà a ripensare ad una ricetta della mamma, in compenso qualunque cosa diranno sarà giusta, perché prima o poi quella ricetta l'avrò provata.
Queste brioche vengono dal blog Siciliani creativi , avevano un così bell'aspetto che ho dovuto NECESSARIAMENTE replicarle.
Ho realizzato la versione con lievito madre, sul blog da cui ho attinto c'è anche la versione con lievito di birra e lievito secco.
Non ci sono scuse per non farle.
Con queste dosi ho realizzato 8 pezzi da 95 g e 5 da 55 g.
Una parte l'ho surgelata, dopo la cottura, per farle tornare fragranti scongelarle e passarle per 5' a 50°/ 60°C.
Brioches con il tuppo con lievito madre
Per circa 10 pezzi da 90 g
- 500 g farina forte ( W 300-350 )
- 170 ml latte intero
- 100 g zucchero semolato
- 120 g lievito madre, rinfrescato due volte, al raddoppio ( o 5 g lievito di birra fresco o 2 g lievito di birra secco )
- 5 g sale fino
- 80 g burro
- 2 uova intere
- 20 g miele
- ½ cucchiaino malto diastatico
- scorza grattugiata di un'arancia e un limone biologica
- un tuorlo e poco latte per spennellare
Quasi ogni regione ne possiede una ricetta codificata.
I confini regionali, probabilmente non erano così rigidi nel passato, tanto da permettere che una ricetta tipica regionale diventasse patrimonio un po' di tutti.
Questa che propongo, esattamente con questo nome, è contenuta nel libro : La cucina molisana di Lombardi-Mastropaolo ed. Arti Grafiche La Regione 1986.
ALBANESI
per una teglia da forno
- 50 g olio extravergine di oliva
- 50 g zucchero
- 50 g vino bianco
- 200 g farina 00 ( valutare la consistenza)
- zucchero semolato per la finitura
Versare il vino in una ciotola, aggiungere l'olio, lo zucchero e amalgamare facendo cadere a pioggia la farina, tanta quanta ne assorbe l'impasto.
Dovrà risultare un composto abbastanza consistente, non appiccicoso, ma neanche difficile da lavorare e che si sbricioli.Nel caso dovesse risultare poco idratato aggiungere un altro poco di vino e di olio, gradualmente.
Rovesciarlo sulla spianatoia e lavorarlo fino ad avere un panetto liscio ed omogeneo.
Dividere la pasta in bastoncini della lunghezza di 8/10 cm e dare la forma di tarallini.
Passarli nello zucchero, adagiarli su cartaforno e cuocere in forno caldo , ventilato, a 180°C fino a quando non risulteranno leggermente coloriti, circa 25 minuti, ma prestate attenzione dopo i primi 15 minuti.
Far raffreddare e accompagnare con un buon bicchiere di vino.