Non siamo ancora fuori tempo massimo per preparare questi biscottini alla cannella tipici del Belgio e dei Paesi Bassi , dove vengono chiamati speculaas.
Ho ricevuto in regalo gli stampini in legno che solitamente si utilizzano per stampare questi biscotti,  dopo averli chiesti espressamente alla mia collega del trentino e, naturalmente, ho dovuto utilizzarli per metterli subito alla prova.
Ho utilizzato la ricetta condivisa da Marina sul suo blog .
Per le spezie ho utilizzato il mix detto pisto che di solito si adopera per la preparazione dei mostaccioli, e ho aggiunto un po' di cannella.

Se non possedete gli stampi potete utilizzare tranquillamente dei tagliabiscotti, saranno ugualmente buoni.

Se possedete gli stampini in legno iniziate dal giorno precedente a spennellare l'interno con dell'olio di semi e ripetete l'operazione per 4/5 volte, a distanza di un paio di ore o fino a quando il legno non avrà assorbito l'olio spennellato.

Con questa ultima ricetta del 2018 vi lascio gli auguri per uno sfavillante
2019




SPECULOOS o SPECULAAS BISCOTTI ALLA CANNELLA
Dose per 40/50 pezzi

  • 500 g farina 00
  • 180 g burro a temperatura ambiente
  • 300 g zucchero moscovado
  • 1 uovo
  • 1 cucchiaino di lievito per dolci
  • 5 g sale
  • 50 ml acqua fredda
  • 2 cucchiaino pisto
  • 2 cucchiaini cannella
In una ciotola mescolare farina setacciata, zucchero, lievito, sale e spezie.
Fare una fossetta al centro e aggiungere l'uovo, il burro a dadini, mescolare con la punta delle dita fino ad avere delle briciole inserendo lentamente l'acqua.
Lavorare velocemente, ottenere un panetto, avvolgere nella pellicola e lasciare riposare in frigo per una notte o per almeno tre ore.
Il giorno successivo stendere la pasta su un piano leggermente infarinato allo spessore di 3/4 mm. Ritagliare nelle forme preferite e adagiare su cartaforno, cottura a 170°C ventilato per 12'/14'.
Per gli stampini in legno, invece, infarinarli leggermente, scuotere la farina in eccesso e riempire con della pasta pressando bene, rimuovere dando un colpetto secco e proseguire.






Le infinite tentazioni dello scorrere le immagini di Instagram.
Vedo i famosi bastoncini ricoperti di cioccolato e c'è anche la ricetta per realizzarli
Come sempre sono partita dalla ricetta originale, poi ho deciso di modificarla utilizzando solo gli albumi, anziché l'uovo intero.
Ho ricoperto i togo con del cioccolato fondente fuso con l'aggiunta del Mycryo per provare , voi utilizzate semplicemente del cioccolato fuso anche perché non sono dolci che avranno vita lunga.




TOGO
Dose per circa 60 pezzi

  • 65 g albume ( oppure un uovo intero nella ricetta originale )
  • 90 g zucchero semolato
  • 100 g burro
  • 250 g farina 00
  • Vaniglia
  • Punta di un cucchiaino di lievito per dolci
In una ciotola mescolare l'albume, lo zucchero, la vaniglia e il lievito.
Unire la farina e poi il burro a pezzetti.
Ottenere un impasto morbido.
A questo punto se avete uno stampino al silicone della forma richiesta spatolateci il composto e poi lasciate riposare in frigo per circa un'ora, altrimenti lasciate riposare avvolto in una pellicola e poi procedete a formare i bastoncini.
Preriscaldare il forno a 180°C modalità ventilato e cuocere per circa 12'.
Far raffreddare.

Sciogliere il cioccolato a bagnomaria ( aggiungere il burro di cacao quando raggiunge i 35°C)  tuffare i bastoncini e far asciugare.

Conservare nascondere in una scatola di latta.




Più dei tramonti, più del volo di un uccello, la cosa meravigliosa in assoluto è una donna in rinascita. Quando si rimette in piedi, dopo la catastrofe, dopo la caduta, quando dice a se stessa: "E' finita". No! Finita mai, per una donna. Una donna si rialza sempre, anche quando non ci crede, anche se non vuole.
Non parlo solo dei dolori immensi, di quelle ferite devastanti che ti procura la morte o la malattia. Parlo di te, che vivi quei periodi bui che non finiscono mai, che ti stai giocando l'esistenza in un lavoro difficile, che ogni mattina hai un esame, peggio che a scuola. Te, implacabile arbitro di te stessa, che da come il tuo capo ti guarderà, deciderai se sei all'altezza o ti condannerai. E così è ogni giorno, un noviziato che non finisce mai, e sei tu che lo fai durare.
E che dire di te, che hai paura anche solo di dormirci, con un uomo, che sei terrorizzata che una storia ti tolga l'aria, che non flirti con nessuno perché hai il terrore che qualcuno si insinui nella tua vita. Peggio, se ci rimani presa in mezzo, da soffrirci come un cane.
Sei stanca. C'è sempre qualcuno con cui ti devi giustificare, che ti vuole cambiare, o che devi cambiare tu per tenertelo stretto, e così stai coltivando la solitudine dentro casa. Eppure te la racconti, te lo dici anche quando parli con le altre: Io sto bene così, sto benissimo, sto meglio così, e il cielo si abbassa di un altro palmo.
Oppure tu, che con quel ragazzo ci sei andata a vivere, ci hai abitato Natali e Pasque, in quell'uomo ci hai buttato dentro l'anima, sprecando tanto tempo, e ce ne hai buttata talmente tanta, di anima, che un giorno cominci a cercarti dentro con lo specchio, perché non sai più chi sei diventata.
Comunque sia andata, ora sei qui. E so che c'è stato un momento che hai guardato giù e avevi i piedi nel cemento. Dovunque fossi, ci stavi stretta. Nella tua storia, nel tuo lavoro, nella tua solitudine, ed è stata crisi. E hai pianto (Dio! quanto piangete, avete una sorgente d'acqua nello stomaco). Hai pianto mentre camminavi in una strada affollata, alla fermata della metro, sul motorino. Così, improvvisamente, da non poterti trattenere.
E quella notte che hai preso la macchina e hai guidato per ore, perché l'aria buia ti asciugasse le guance.
E poi hai scavato, hai parlato (quanto parlate, ragazze). Lacrime e parole. Per capire, per tirare fuori una radice lunga sei metri che dia un senso al tuo dolore. Perché faccio così? Com'è che ripeto sempre lo stesso schema? Sono forse pazza? Cosa c'è di tanto sbagliato in me?
Se lo sono chiesto tutte. E allora vai!!! Giù con la ruspa nella tua storia, a due, quattro mani, e saltano fuori migliaia di tasselli, un puzzle inestricabile.
Ecco! E' qui che inizia tutto, è qui che ricomincerai: da quel grande fegato che ti ci vuole per guardarti così, scomposta in mille coriandoli. Perché una donna ricomincia comunque. Ha dentro un istinto che la trascinerà sempre avanti.
Ti servirà una strategia, dovrai inventarti una nuova forma per la tua nuova te, perché ti è toccato di conoscerti di nuovo, di presentarti a te stessa. Non puoi più essere quella di prima, prima della ruspa.
Ti attrarrà lentamente, innamorarti di nuovo di te stessa, o farlo per la prima volta, e sarà come un diesel, che parte piano: bisogna insistere, ma quando ha preso a girare ...
E un'avventura ricostruire sé stesse, la più grande. Non importa da dove cominci, se dalla casa, dal colore delle tende, o dal taglio dei capelli.
Io ho sempre adorato donne in rinascita, per questo meraviglioso modo di gridare al mondo: "Sono nuova", con una gonna a fiori o con un fresco ricciolo biondo. Perché tutti devono vedere e capire: "Attenti il cantiere è aperto, stiamo lavorando per voi, ma soprattutto per noi stesse."
Più delle albe, più del sole, una donna in rinascita è la più grande meraviglia, per chi la incontra e per sé stessa. E la primavera a novembre, quando meno te la aspetti.
Quante di voi almeno una volta nella vita, si sono sentite così? Nuove e rinate con una gonna a fiori o un nuovo taglio di capelli? Forse è bello anche farsi del male per poi rinascere più forti di prima.


Diego Cugia, Zomberos, Mondadori, 2006. (p. 165)





Macarons al limone con lemon curd
Metodo Felder
Attrezzatura necessaria:
planetaria o sbattitore
mixer
termometro da cucina
sac à poche
teglie da forno

Tempo di preparazione: 1 ora
Riposo: 1 ora
Cottura 13 minuti

Dose per 30-35 macarons accoppiati

  •   170 g farina di mandorle setacciata, finissima
  •   200 gr zucchero a velo
  •    75 g + 75 g di albumi vecchi di un giorno, a temperatura ambiente
  •    50 ml acqua 
  •    185 g zucchero semolato
  •     Buccia grattugiata di mezzo limone biologico
  •     Colorante giallo limone in polvere q.b.

Setaccia la farina di mandorle, sino ad ottenere una polvere finissima, nel caso passala al mixer qualche secondo.
Unisci lo zucchero a velo setacciato, il colorante, mescola insieme e aggiungi, poco alla volta, 75 g di albume.
Lavora il composto in modo da ottenere una massa ben amalgamata, con una spatola.
Tieni da parte.
In un pentolino vera l’acqua e lo zucchero semolato, porta a bollore sino ad ottenere uno sciroppo, controlla la temperatura con un termometro da cucina, deve raggiungere i 108°C -109°C.
Mentre lo sciroppo bolle inizia a montare a neve i 75 g di albumi rimasti, quando lo sciroppo sarà pronto ( occorreranno una decina di minuti circa), versalo a filo sugli albumi, abbassando la velocità delle fruste e facendolo scivolare lungo i bordi della ciotola. Una volta versato tutto, aumentare la velocità e continuare a far montare fino a quando il composto non risulterà tiepido.
Non appena pronta la meringa unisci un cucchiaio al composto di albume, farina di mandorle e zucchero a velo, dopo di che versa tutta la meringa e mescola, cercando di smontare la meringa con un movimento circolare.
Dovrai ottenere una consistenza né troppo densa, né troppo liquida, versandola con un cucchiaio dovrà “ scrivere”.
Rivesti due teglie con della carta forno.
Versa il composto in una sac à poche con il beccuccio tondo, o anche senza beccuccio se sono quelle monouso da tagliare alla punta, in questo caso taglia alla larghezza di un centimetro.
Distribuisci il composto in mucchietti di 3-4 cm.
Batti leggermente il fondo della teglia per eliminare il ricciolo che potrebbe essere rimasto sul macaron, nel caso aiutati con un dito bagnato leggermente di acqua per abbassare il picco di composto.
Lascia asciugare all’aria per un’ora, questo riposo che può anche prolungarsi per due ore, permetterà alla superficie esterna di seccare leggermente, favorendo in cottura lo sviluppo e la formazione del caratteristico “collarino” alla base del macaron.
Cuoci in forno preriscaldato, ventilato a 160°C per circa 13 minuti.
Sforna, fai scivolare la cartaforno su un piano di marmo o , comunque , su un piano freddo e attendi prima di staccarli delicatamente.
Conservali in una scatola di latta fino al momento di farcirli.

Lemon curd
È possibile preparare questa crema in anticipo e utilizzarla al momento opportuno.Si può conservare in frigorifero per più di due settimane.

Attrezzatura necessaria:
 tegame per cottura a bagnomaria ( due pentole impilabili)
frusta.
Tempo di preparazione 1 ora

Dose per circa 200 g di crema

  • ·        75 g tuorli  ( circa 4)
  • ·        120 g zucchero semolato
  • ·        50 g succo di limone
  • ·        10 g burro
In un tegame adatto al bagnomaria versa i tuorli, lo zucchero e il succo di limone, mescola con una frusta a mano ( non deve essere montato) e cuoci su un bagnomaria basso, facendo attenzione che il fondo del recipiente non venga mai a contatto con l’acqua.
Mescola spesso fino a quando il composto non velerà il cucchiaio.
Lontano dal fuoco unisci il burro e fallo assorbire tutto mescolando bene.
Versa in un barattolo di vetro sterilizzato , chiudi e fai raffreddare.

                                         ******************************************
Prendi i macarons , spalma la superficie piatta con la lemon curd e accoppiali.
Puoi congelare i macarons avvolti in pellicola , sia farciti che vuoti, sarà sufficiente farli scongelare in frigorifero e saranno pronti per essere gustati.

(Ricetta apparsa su A Tavola di marzo 2014) 





Non so voi, ma a me avanza sempre tanta roba in dispensa.

Sono sempre convinta di dover nutrire un reggimento e allora giù con scorte da caserma!
Nel periodo delle feste passate, ad esempio, ho acquistato un chilo di datteri, perchè ho scoperto da poco tempo che mi piacciono molto, poi si sa cosa accade: tanta roba da mangiare, troppa roba da mangiare e figuriamoci se finivano i datteri.
Son rimasti tutti lì , ma mi sono ricordata di una ricetta buonissima, veloce veloce e anche esotica passatami da una giovane collega, anzi dalla suocera egiziana , la signora Altaf.

Ho impiegato circa due anni prima di provarla, ma questa volta il momento è stato proprio giusto.

Non spaventatevi per le quantità, si può tranquillamente realizzare un quarto della dose, ma anche un quinto, se amate provare quantità minime, ma sporcare allo stesso modo tutta la cucina!



Dolcetti egiziani ai datteri
  • burro100 g
  • datteri morbidi 1 kg
  • zucchero 100 g
  • biscotti secchi 10 ( tipo Orosaiwa) oppure biscotti gluten free per una ricetta senza glutine
  • 2 uova intere
  • vaniglia essenza ( consentita )
  • cocco grattugiato per la finitura
Sciogliere il burro, aggiungere lo zucchero e i datteri disossati e tritati con un robottino, mescolare bene, su fuoco bassissimo, fino a quando il composto non risulterà ben amalgamato.

Tritare finemente i biscotti e unirli al composto, continuando a mescolare.

Nel frattempo battere le uova con una forchetta e unire la vaniglia.

Lontano dal fuoco versare le uova nel composto e iniziare a mescolare, rimettere sul fuoco e lavorare con un cucchiaio di legno, fino a quando le uova non saranno state completamente assorbite.

Allontanare dal fuoco, cospargere una teglia rettangolare di farina di cocco e rovesciarvi il composto, livellare bene con un cucchiaio di legno umido, allo spessore di 2/2,5 cm.
Coprire la superficie con altra farina di cocco, lasciar raffreddare , avvolgere in una pellicola e porre in frigorifero per una notte.

 Rimuovere dallo stampo, tagliare a cubetti di 2/3 cm, rotolare in altro cocco e conservare in un contenitore di latta.





  Con questa ricetta partecipo al venerdì più sglutinato del web, ovvero il


 Questa ricetta è ideale da regalare, ma necessita di un paio di mesi di tempo per gustarla in pieno.

L'ho vista da Due amiche in cucina e mi è piaciuta soprattutto per l'utilizzo dell'anice stellato.

Come tutte le vittime del blog, anche io mi sono immediatamente infatuata di questa spezia, bella da vedere, fotogenica al massimo, ma poi rimasta tristemente nel suo sacchetto di carta.

Visto che alla fine il sapore è quello dell'anice e un sacchetto era decisamente troppo per farne qualcosa, mi sono lasciata tentare dalla ricetta delle mie amiche.
Ho iniziato circa un mese fa e oggi ho effettuato il secondo passaggio, tra 30 giorni, quindi per l'anno nuovo ,potrò gustare questo liquore che è molto profumato e sa, neanche a dirlo, di anice.

Se poi vi viene anche un attacco d'arte, potrete provare a dare un vestito nuovo alla solita bottiglia e regalarla ad un'amica.



Liquore all'anice stellato

per un litro circa
  • 400 ml alcool per liquori
  • 400 ml acqua
  • 300 g zucchero semolato
  • 30 g anice stellato
  • 3 chidi di garofano
  • una stecca di cannella
 Versare in un barattolo di vetro l'alcool e le spezie, chiudere con il tappo e lasciar riposare per venti giorni, agitandolo ogni giorno.


Trascorsi i venti giorni preparare uno sciroppo con acqua e zucchero, far bollire per due minuti, spegnere e far raffreddare.

Filtrare il composto di alcool e spezie e unirvi lo sciroppo freddo, mescolare e versare in una bottiglia.
Far riposare trenta giorni prima di consumare.


  
Invio questa ricetta a Aurore di Biscottirosaetralala




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