Oltre alle torte di mele ho un'altra piccola fissazione e riguarda le violette.
Mi piace molto questo fiore timido e delicato, ma dal profumo riconoscibilissimo. Mi piace ritrovarlo in ciò che mangio e così , leggendo una ricetta di Martha Stewart con il thè al bergamotto, ho deciso di modificarla utilizzando un the bianco alle violette.
Per accentuare il profumo dato dal the, l'ho aggiunto , mescolato con zucchero semolato vanigliato sulla superficie dei biscotti, prima di ritagliarli.
Per un miglior risultato tritare le foglie di thè sottilmente e setacciarle, prima di utilizzarle.





Biscotti al tè bianco alle violette da una ricetta di Martha Stewart
Dose per 100 biscotti circa

  • 280 g farina 00
  • 2 cucchiai tè bianco alla violetta ( oppure tè  Earl Grey come da ricetta originale )
  • 1/2 cucchiaino sale fino
  • 230 g burro a temperatura ambiente
  • 60 g zucchero a velo
  • 1 cucchiaio di scorza di arancia grattugiata ( omessa usando il tè bianco alle violette )
  • Zucchero vanigliato semolato e tè bianco sminuzzato finemente per la finitura.
In una ciotola mescolare farina, tè bianco alle violette sminuzzato e il sale.
Montare il burro , lo zucchero a velo ( e la scorza di arancia) a media velocità per circa tre minuti, fino a rendere il composto chiaro e spumoso.
Abbassare la velocità e incorporare gradualmente la farina.
Dividere l'impasto a metà e modellare due cilindri su un foglio di carta forno, del diametro di 3,5 cm.
Avvolgere in pellicola e lasciare in frigorifero per un paio di ore.
Riscaldare il forno a 180°C.
Prendere i due cilindri e rotolarli nel mix di zucchero e  thè.
Ritagliare delle fettine spesse 5 mm, disporle su una teglia rivestita con cartaforno , distanziarli 3  cm l'uno dall'altro.
Infornare per 13'/ 15', finché i bordi dei biscotti diventano dorati.
Girare la teglia a metà cottura.
Far raffreddare sulla teglia.
Conservare a temperatura ambiente per circa 3 giorni.


 E perfino mio padre, si è accorto del tema della sfida di questo mese, ma giuro che questo è l'ultimo.

Tocca, però, fare un piccolo riepilogo e provare a tirare le conclusioni su una sfida che mi ha vista partecipare quasi al limite delle presenze concesse.

Tanti fattori potevano deporre contro questa sfida, per primo il tempo necessario alla preparazione del piatto: una LUNGA COTTURA sembra quasi impensabile nelle nostre vite frenetiche eppure, forte dell'allenamento fatto con il lievito madre, mi sono resa conto che è meno impegnativo del previsto.

In fondo si tratta di mettere insieme gli ingredienti e poi dimenticarseli sul fuoco, andando a curiosare solo ogni tanto, per le necessità eventuali.
Nel frattempo si può: chiamare le amiche, ipnotizzarsi davanti a fb, dedicarsi a quella montagna di panni da stirare che si fa sempre finta di non vedere o a tutte quelle altre mille faccende che di certo non mancano mai.

Altro punto debole, per quanto mi riguarda, di questa sfida era l'UTILIZZO DELLA CARNE.
Riconosco la mia completa ignoranza in materia, non distinguo un pezzo da un altro e, se non ci fossero le etichette ben leggibili, brancolerei nel buio più totale.
Anche stavolta l'esercizio obbligato della sfida mi ha permesso di comprendere qualcosa in più, sulla differenza tra i vari tagli e tipi di carne, se un vitello e un capriolo erano perfetti in queste ricette, il petto di pollo, magari la prossima volto posso provare a cuocerlo un pò meno, oppure ad utilizzare parti anatomiche per loro natura meno asciutte.
Ho imparato che oltre al tempo è necessario un fuoco basso, bassissimo, dolce dolce che non stressi le fibre della carne utilizzata, ma permetta invece di sciogliere il collagene presente e rendere il boccone morbido da sciogliersi in bocca.
Dopo tutta questa tiritera potevo stupirvi con uno spezzatino di quelli tosti, che se stanno sul fuoco dieci ore saranno semplicemente perfetti e invece no.

Visto che ho la testa dura, visto che adoro smentire chi afferma il contrario, visto che sono una dilettante in cucina, ho scelto uno spezzatino di coniglio, ancora carni bianche, ancora cotture preferibilmente meno lunghe, ma il risultato è stato talmente sorprendente che il cucciolo di casa alla prova assaggio ha esclamato: Com'è morbido!...e non l'ho pagato.

E visto che se la vita non è complicata , me la complico io, ho avuto anche la brillante idea di disossare il coniglio in questione, per la serie come trascorrere il sabato pomeriggio in casa.
Per fortuna un minimo di nozioni di anatomia tornano sempre utili, anche per disossare un coniglio.

L'idea di questo spezzatino mi è venuta da una ricetta che ho già postato qui , l'ho rivisitata trasformandola da un primo in un secondo, diverso il risultato finale, ma ugualmente appagante.

Ringrazio di cuore Marta e Chiara  per questa sfida e per tutto quello che , ancora una volta, ho imparato semplicemente divertendomi.



Spezzatino di coniglio, zucca e fiori di lavanda su pane carasau al lievito madre
Ingredienti per lo spezzatino

  •  700 g di coniglio disossato
  •  4 cucchiai di aceto di mele ai lamponi
  •  2 spicchi di aglio
  •  rosmarino
  •  salvia
  • 10 bacche di ginepro
  • 10 grani di pepe nero
  • carota
  • sedano
  • cipolla
  • 600 g zucca pulita
  •  6 mestoli di brodo vegetale 
  •  3 cucchiai di triplo concentrato di pomodoro
  • 15 fiori di lavanda secchi
  •  sale
  • olio evo bio

Far marinare il coniglio in acqua e aceto con gli spicchi di aglio tagliati a metà, il rosmarino, la salvia, il ginepro, i grani di pepe e un filo d'olio, per circa 2 ore, in frigorifero.
Scolare il coniglio dalla sua marinata e tagliarlo al coltello a pezzi piccoli.


Ho versato l'olio e fatto soffriggere  sedano, carota e cipolla, precedentemente tritati finemente, ho aggiunto il coniglio,due foglie di salvia e fatto rosolare bene  bagnando  con il brodo ( tre mestoli ).
Ho aggiunto il concentrato e fatto cuocere per un'ora, a fuoco bassissimo, unendo altro brodo se risultava necessario. A questo punto ho unito la zucca tagliata a cubetti di circa 2 cm per 2, i fiori di lavanda e proseguito la cottura per altri 40'.
Nel caso il fondo dovesse risultare troppo abbondante farlo restringere su fuoco vivace, fino ad avere la densità voluta.



Pane carasau

( Ricetta di Sara Papa)

600 g semola rimacinata di grano duro
360 g acqua
150 g lievito madre attivo ( oppure 12 g lievito di birra)
12 g sale

Impastare gli ingredienti con il lievito e l'acqua a 22°C fino ad avere un composto elastico e omogeneo.
Spezzare l'impasto e formare palline del peso di 150g, far lievitare coperte fino a che saranno raddoppiate di volume.

Stendere in sfoglie sottili di 35-40 cm di diametro e allo spessore di 2-3 mm e far lievitare, coperte per altri 35'-40'.
Scaldare il forno alla massima temperatura, se possibile cuocere ogni sfoglia su una pietra refrattaria o su una teglia posta a contatto con la base del forno.A contatto con con la superficie bollente il pane si gonfierà formando uno spazio all'interno della sfoglia.


Sfornare il disco di pasta, prima che sia cotto completamente e non appena si gonfia bene e dividere le due parti rapidamente, adagiare nuovamente in forno, con la parte ruvida in alto e lasciare asciugare, questa è la "carasatura", che permetterà al pane di essere conservato a lungo.










Composizione del piatto: adagiare un foglio di pane carasau in un piatto e versarvi un mestolo colmo di spezzatino, con tutto il fondo, il sughetto ammorbidirà il pane e permetterà di gustare al meglio ogni boccone di conigli e zucca.




Con questa ( ennesima) ricetta partecipo all' MTChallenge di gennaio

http://www.mtchallenge.it/2014/01/mtc-n-35-la-ricetta-della-sfida-di.html



Immancabili i fiori di zucca su questo blog e impagabile la mia collega che li ha colti per me al mattino e me li ha portati a casa, visto che ancora non torno al lavoro: grazie Alba.
Altri utilizzi dei suoi fiori qui ,qui e qui.

Impossibile non utilizzarli, mi è venuta questa idea.



Rustico ai fiori di zucca farciti

Pasta
  • 250 gr farina 00
  • 40 gr olio extravergine d'oliva
  • 80/100 ml acqua
  • sale 4 gr
Lavorare tutto fino ad ottenere una palla elastica, lasciar riposare coperta per almeno 30'.

Farcia
  • 30 fiori di zucca
  • 3 uova
  • 100 gr di prosciutto cotto in una sola fetta + 100 gr a cubetti
  • 100 gr fiordilatte
  • 40 gr parmigiano grattugiato
  • sale q.b.
Lavare i fiori di zucca, rimuovere il pistillo centrale e asciugare delicatamente, tenere da parte.

Sgusciare le uova separando i tuorli dagli albumi, montare a neve i bianchi e tenere da parte.
Lavorare i tuorli con il sale e il parmigiano, unire l'albume montato e mescolare senza smontare.

In un mixer tritare finemente il fiordilatte e il prosciutto cotto ( 100 gr), assaggiare se occorre aggiustare di sale.

Prendere i fiori e farcire con un pò di composto fino a riempirli tutti.


Stendere la pasta allo spessore di 4 mm, su della cartaforno, posizionare in teglia e tagliare la pasta in eccesso.
Versare qualche cucchiaio del composto di uova sul fondo e inserire i fiori di zucca affiancati, cospargere con i cubetti di prosciutto cotto e ricoprire con il composto di uova rimasto.
Volendo decorare con la pasta in eccesso e cuocere a 180° per un'ora circa ( regolatevi in base al vostro forno).




La ricetta che propongo oggi è stata un vero colpo di fulmine!

Quando l'ho vista da Marilù , a novembre, ne sono rimasta conquistata.

L'idea di abbinare i fiori ad un primo piatto è una delle cose che amo di più, ma l'insieme così articolato e il condimento con una delle carni che amo meno, avrebbero potuto farmi desistere, invece ho salvato subito la ricetta e, a tappe ho preparato tutto.

Non ho modificato nulla, tranne che ho usato aceto di mele ai lamponi, anzichè solo di mele, perchè era quello che avevo in casa.
Per il resto la ricetta è quella originale di Marilù, ispirata a sua volta dalla chef Aurora Mazzucchelli.

Sembra un pò elaborata, preparando in anticipo i ravioli e sbianchendoli come suggerisce Teresa , si possono conservare in frezeer.

Inutile aggiungere che il ragù è favoloso!


RAVIOLI DI ZUCCA AL PROFUMO DI LAVANDA CON RAGU' DI CONIGLIO

Ingredienti e preparazione del ragù di coniglio:

  •  400 g di coniglio disossato
  •  4 cucchiai di aceto di mele ai lamponi
  •  2 spicchi di aglio
  •  rosmarino
  •  salvia
  • 10 bacche di ginepro
  • 10 grani di pepe nero
  •  3 mestoli di brodo vegetale 
  •  3 cucchiai di triplo concentrato di pomodoro
  •  sale
  • olio evo bio

Far marinare il coniglio in acqua e aceto con gli spicchi di aglio tagliati a metà, il rosmarino, la salvia, il ginepro, i grani di pepe e un filo d'olio, per circa 2 ore, in frigorifero.
Scolare il coniglio dalla sua marinata e tagliarlo al coltello a pezzi piccoli.

A questo punto non avevo molto tempo e ho deciso, rispetto a quanto suggerisce Marilù ( vale a dire pentola di ghisa e cottura lenta per un'ora e trenta), di usare la pentola a pressione .
Ho versato l'olio e fatto soffriggere  sedano, carota e cipolla, aggiungeto il coniglio, fatto rosolare bene  e bagnato con il brodo ( due mestoli ). Aggiungeto il concentrato e fatto cuocere il ragù per 20 minuti dal momento che la valvola si è alzata.
Trascorso questo tempo ho raffreddato rapidamente sotto l'acqua fredda, aperto la pentola a pressione, riposizionata sul fuoco, allungato con l'altro mestolo di brodo e aggiustato di sale e fatto restringere un altro pochino.

Ingredienti e preparazione per il ripieno di zucca:

  •   300 g di zucca a fette con la buccia
  •  50 g di parmigiano reggiano grattugiato  
  •  10 fiori di lavanda secchi ( non aumentare sono sufficienti per far sentire il loro aroma senza sovrastare tutto)

Cuocere la zucca, avvolta nella carta stagnola, al forno a 180° C per circa 30 minuti, o fino a quando non risulterà morbida.
Staccare la polpa dalla buccia, e ridurla in crema, aggiungere il parmigiano e i fiori di lavanda tritati.


Ingredienti e preparazione della sfoglia ( ricetta della Chef Aurora Mazzucchelli):



  •   200 g di farina di semola di grano duro rimacinata
  •   100 g di farina 0
  •   2 uova intere
  •   2 tuorli

Miscelare le due farine e disporle a fontana su una spianatoia di legno.
Versare al centro le uova sbattute ed impastare. Se c'è necessità aggiungere dell'acqua, ma l'impasto deve rimanere comunque ben sodo e non essere molle.
Far riposare l'impasto, coperto, per mezz'ora. Se volete, potete preparare l'impasto anche il giorno prima e conservarlo in frigo.
Concordo con quanto espresso da Marilù, questa ricetta per la sfoglia è ottima!!! ;)



Tirare la sfoglia non troppo sottile, alla penultima tacca.

Mettere il ripieno in una sac a poche e fare dei mucchietti sulla sfoglia, coprire con l'altra metà della sfoglia e sigillare bene, facendo uscire l'aria intorno al ripieno. Dare la forma ai ravioli tagliando la pasta in eccesso con una rotellina dentellata.




Composizione del piatto:

Cuocere i ravioli in abbondante acqua salata, scolarli e farli saltare delicatamente in padella con il ragù.
Servire subito.





E' abbastanza frustrante girare per i vari blog e leggere di giardini fioriti, di balconi attrezzati, di verande come nuove foreste.

E chi usa l'erbetta dell'orticello, chi quel fiorellino di quella pianta rara che io neanche se mi impicco riuscirò mai a procurarmi dalle mie parti, dove una lemon grass è scambiata per una pianta grassa!!

E, non contente, tutte a fare foto a quelle piante amorevolmente accudite e coltivate, quei rametti verdi con foglie rigogliose che si intuiscono profumate.

Io no...proprio non ci riesco.

Ho provato i primi anni in cui abitavo nella casa nuova, ho acquistato fiori: petunie, gelsomino ( quello vero!!), primule, viole del pensiero e poi anemoni, narcisi nani, iris  e tageti, piano piano hanno iniziato a cambiare aspetto, le foglie un pò secche, i fiori piccoli , i bulbi che tiravano fuori tante foglie e neanche un fiore, per non parlare delle piante aromatiche.

Il rosmarino era abbastanza grande così come la salvia...ha iniziato a seccare, sotto i colpi impietosi di un parassita, idem la salvia, morti entrambi e sostituiti con piantine giovani e nuove.

La situazione attuale del mio balcone è la seguente:
  • angolo sn del balcone: pianta grassa, continua a vivere e crescere (poverella!) autonomamente, in inverno sotto a neve e gelo, in estate sotto il sole implacabile e quasi senza acqua.

  • centro del balcone: appesa alla ringhiera una fioriera con petunie e bocche di leone e questo è il vero miracolo...visto la mia ignavia; dei semini, caduti casualmente lo scorso anno , hanno dato i loro frutti e meno male che non li ho estirpati,  solo le erbacce nei miei vasi godono di una lunga vita.         Conclusione ho delle petunie viola, lilla e bianche e delle belle bocche di leone che, lo ammetto, mi ricordo di innaffiare una volta al giorno, ma non di più.

  • pavimento sotto la fioriera : vaso grande come la fioriera con foglie di mughetti, che quest'anno sono andati in sciopero , quindi solo foglie e basta, pianta spontanea  con fiori gialli ( lasciatemela nobilitare da erbaccia a "quasi cicoria"), ancora non ho scoperto se è commestibile ;) e...dulcis in fundo una vite vera, nata, anche lei, casualmente da un semino sputato dal piccolo di casa ( e qui mi sbizzarrirò a breve con ricette con foglie di vite, più biologiche del mio vaso non ce n'è!)

  • carrello con erbe aromatiche: timo, mezzo secco che soffre indicibilmente la convivenza nello stesso vaso con dell'erba comune...proprio quella dei prati!!( altre erbe non bazzicano dalle mie parti!!), rosmarino ( con aghi punteggiati di giallo, forse indice di una sofferenza???...mistero!), basilico e salvia (gli unici ancora non in agonia, visto l'acquisto recente), maggiorana (ha tirato le cuoia pochi giorni fa) e un vaso di erba cipollina che si è adattata benissimo a me, vive con poca acqua, inverno ed estate all'aperto e puntualmente fiorisce e mi dà tanti bei fili verdi e profumati.
  • stop
Come potevo reagire all'ultima sfida di Cinzia e Valentina se non con una lunga pausa di riflessione?

Alla luce di quanto esposto, considerando che di andare per campi a recuperare ancora fiori proprio non mi và più, rendendomi conto che dal mio balcone potevo ricavare poco o nulla ( escludendo a priori la possibilità di mangiare petunie e bocche di leone) e consapevole di avere il pollice verde, ma molto molto scuro, l'unica era usare fiori secchi, contenta di non esserne stata io la responsabile!


Risotto ai fiori di hibisco e salmone all'aceto di lamponi
  • 250 gr riso Carnaroli
  • 650 ml di acqua
  • 20 gr di fiori di Hibisco ( karkadè in bustine)
  • 100 gr salmone fresco
  • aceto di mele ai lamponi
  • olio extravergine di oliva
  • sale
  • pepe nero
  • erba cipollina ( quella del balcone!!!!)
Piccola parentesi per preparasi in casa l'aceto ai lamponi, procuratevi dell'aceto di mele circa 500 ml ( per me bio), svuotare leggermente la bottiglia e inserirvi 125 gr di lamponi freschi lavati, lasciare in infusione , man mano i lamponi cederanno  il loro sapore e colore.Utilizzare dopo due settimane.







Porre sul fuoco l'acqua e portare a bollore, spegnere e mettere in infusione le bustine di hibisco ( karkadè), lasciandovele per almeno 10 minuti.

Nel frattempo prendere il salmone, liberarlo della pelle, tagliarlo a cubetti e ricoprirlo di aceto ai lamponi, in cui verrà lasciato per tutto il tempo della preparazione del riso, conservandolo in frigo.

In un'altra pentola versare l'olio far riscaldare, unire il riso e farlo tostare, unire l'infuso di hibisco, un pò alla volta, salare e continuare la cottura.
Al termine unire un pò di fili di erba cipollina tagliuzzati, mantecare con altro olio d'oliva, togliere dal fuoco.

Sgocciolare il salmone dalla marinata e saltarlo rapidamente in una padella antiaderente.

Comporre il piatto.
Versare un pò di riso, adagiarvi i cubetti di salmone saltato in padella, qualche filo di erba cipollina fresca tagliuzzata e una macinata di pepe nero.






Con questa ricetta partecipo al contest di Cinzia e Valentina
Con questa ricetta partecipo al contest di Ely Un insolito compleanno nella sezione a base di pesce


Ci sono state volte in cui mi è venuto proprio lo sconforto, volte in cui ho detto...ma io non l'ho mai cucinato, volte in cui mi sono sentita stimolata e volte in cui avrei continuato a sperimentare ancora, sempre divertendomi.
Questo mese, cara Elisa, mi hai mandato in crisi...la scaloppina???
Con tutta la sua tecnica impeccabile, mi ha proprio creato un blocco.

Fino a qualche giorno fa non avevo neanche mezza idea, proprio niente, calma piatta al limite della morte cerebrale.

Poi...arriva la mia collega, con l'orticello, tutta felice e mi annuncia"I fiori di zucca sono fioriti, te ne ho portato un pò!"

Se c'è una cosa a cui non resisto sono proprio i fiori di zucca, che non cucino quasi mai fritti, ma in tutti gli altri modi...e lì mi sono decisa, se scaloppine devono essere allora accompagnamole con i fiori di zucca.

La ricetta originale la trovate da Elisa, io vi lascio la mia versione .







Scaloppine di vitello ai fiori di zucca
  • fettine di vitello ( circa 70 gr per ogni fettina)
  • burro ( chiarificato se l'avete, io questa volta no)
  • farina di semola di grano duro
  • vino Moscato
  • fiori di zucca
  • zafferano
  • sale
Battere le fettina , utilizzando una pellicola per non sfibrare la carne, infarinarle bene, scuotendo la farina in eccesso e adagiarle in una padella di alluminio in cui si è messo a sciogliere il burro, lasciar  cuocere da ambo i lati, rapidamente, sfumare con una spruzzata di vino e tenere da parte  in caldo.

Nel fondo di cottura versare un altro  pò di Moscato e mescolare bene, grattando il fondo con un cucchiaio di legno, unire una noce di burro lavorato con un pò di farina e lasciar sciogliere, unire i fiori di zucca lavati e tagliuzzati,lo zafferano e un  pò di sale,.
Quando si avrà una consistenza cremosa adagiarvi le scaloppine , per qualche momento e servire.




Fiori di zucca al forno

  • fiori di zucca
  • ricotta di pecora e mucca
  • parmigiano grattugiato
  • sale
  • farina di semola di grano duro

Lavare ed asciugare bene i fiori di zucca, rimuovendo il pistillo centrale .

Lavorare la ricotte con il formaggio grattugiato e il sale.
Posizionare un cucchiaino di composto all'interno di ogni fiore, chiudere e passare leggermente su dell'olio evo, rotolare nella farina e adagiare su carta forno.

Cuocere a 180° per 15'.

Sfornare  e servire come accompagnamento alla scaloppina.




Con questa ricetta partecipo all'MTC di giugno



Oggi è la giornata dedicata alla celiachia, per questo io e un folto gruppo di blogger abbiamo deciso di contribuire dandovi un piccolo vademecum su come comportarsi con un celiaco a cena...grazie a Stefania di Cardamomo e co
Premesso che la celiachia è una malattia e non un capriccio, l’unica cura possibile, ad oggi, è... l’astensione dai cibi glutinosi!
Dico ciò perché si capisca bene che chi è celiaco è COSTRETTO a mangiare senza glutine e non gli fa piacere, perché è molto dannoso per il suo organismo. Quindi ci sono cibi IN (permessi) e cibi OUT (vietati). La cosa più semplice da fare è preparare un menù che possa andare bene per tutti, così non vi stresserete a preparare più pietanze, con risultati, il più delle volte deludenti. Per preparare cibi che possano mangiare tutti, quindi anche i celiaci, bisogna sapere quali sono i cibi consentiti e quelli vietati.

Per preparare cibi che possano mangiare tutti, quindi anche i celiaci, bisogna sapere che ci sono cibi permessi e cibi vietati.

I cibi PERMESSI sono:

  • CEREALI:

    • riso (di tutte le varietà) e tutti i suoi derivati (la sua farina, la crema, i fiocchi)

    • mais e tutti i derivati (farina, polenta)
    • miglio, quinoa, grano saraceno, tapioca, sorgo, teff e tutti i loro derivati
    • soia e tutti i suoi derivati (anche se in realtà è un legume)
    • la fecola di patate (quindi le patate, anche se non sono un cereale e come tutti i tuberi sono consentiti)
  • LEGUMI:
    • tutti: (fagioli di tutti i colori, fave, soia di tutti i colori, lenticchie di tutti i colori, piselli, ceci in qualsiasi forma cioè anche sotto forma di farine)
  • CARNE
    • tutta
  • PESCI
    • tutti
  • LATTICINI
    • latte vaccino, caprino, di soia, di riso
    • burro, panna e panna acida
    • latte condensato
    • latte di cocco
    • tofu
  • FRUTTA E VERDURA:
    • tutta quella fresca e surgelata se non infarinata o panata
    • frutta secca a guscio
  • BEVANDE:
    • acqua (anche soda e tonica)
    • tè e caffè
    • succhi di frutta
    • alcolici e superalcolici puri
  • ALIMENTI SPALMABILI E CONDIMENTI
    • nutella
    • miele, sciroppo di acero e melassa
    • burro d’arachidi
    • confetture e marmellate
    • aceto (anche balsamico, ma non le creme)

I cibi VIETATI sono:
  • CEREALI
    • grano
    • kamut
    • avena
    • orzo
    • segale
    • triticale
    • malto di questi cereali
  • LEGUMI
    • anche se i legumi non contengono di per sé glutine, tuttavia se sono prodotti in stabilimenti dove sono prodotti cereali con glutine non possono essere usati per i celiaci.
    • legumi in scatola, se non espressamente consentiti
  • LATTICINI
    • latte di malto, di avena e quelli aromatizzatiù
    • formaggi spalmabili, se non espressamente consentiti
    • crema pasticcera
    • dessert a base di latte e alcuni yogurt
  • CONDIMENTI
    • salse pronte (maionese, salsa rosa, ecc. se non espressamente consentite)
    • salsa di soia (soltanto una è permessa ed è il Tamari reperibile presso Naturasì)

A rischio!
Però in questo elenco sommario, mancano una serie infinita di prodotti che non posso elencare perché vanno per marca. Ad esempio il cioccolato di per sé andrebbe bene, ma alcune marche non sono consentite. Uguale cosa per alcune salse pronte, alcuni yogurt, alcuni gelati, alcune patatine, alcuni salumi, ecc. ecc., ma anche le stesse farine prive di glutine se prodotte in stabilimenti dove c’è contaminazione, diventano proibite e così via… Insomma l’elenco è infinito.
Come fare a sapere allora se un alimento è consentito?
Un modo abbastanza semplice c’è! Basta leggere attentamente le etichette! Adesso poi la normativa prevede che deve essere scritto a chiare lettere e infatti nei prodotti esteri è sempre specificato se può contenere tracce di glutine. Infine, se un prodotto porta la spiga sbarrata sulla sua confezione è certificato dall’AIC ed è garantito per i celiaci.
Anche se l'elenco può sembrare lungo c'è un modo abbastanza semplice per capire se un cibo è senza glutine. Basta leggere attentamente le etichette! Adesso poi la normativa prevede che sia scritto a chiare lettere e, nei prodotti esteri, è sempre specificato se può contenere tracce di glutine. Infine, se un prodotto porta la spiga sbarrata sulla sua confezione è certificato dall’AIC ed è garantito per i celiaci.
REGOLE PER EVITARE CONTAMINAZIONI in casa
1. Lavare mani, superfici, utensili sporchi di farina, possibilmente in lavastoviglie e accuratamente;
2. Usare la carta forno per le teglie e tutti quegli utensili (come piastre) dove hanno cotto cibi col glutine;
3. Se volete cucinare la pasta per un celiaco, l’acqua deve essere pulita, il cucchiaio con il quale mescolate la pasta senza glutine a parte, il sale nuovo o comunque non quello contaminato dal cucchiaio “sporco” di acqua della pasta col glutine;
4. Evitare di infarinare i cibi, anche quelli degli altri, così eviterete grande fonti di stress; se proprio dovete non mettete nella stessa padella o teglia le due preparazioni;
5. se usate una griglia e avete della carne impanata, grigliate prima quella del celiaco (senza panatura) e poi tutto il resto;
6. non addensare salse, ecc. con farina. Usate la fecola per tutti e sarà più semplice!
7. non appoggiate il cibo su cibi col glutine o dove sia stato cibo col glutine. Ad esempio il pane del celiaco non mettetelo insieme a quello col glutine o nello stesso contenitore anche senza che l’altro sia presente;
8. anche per l’olio di frittura valgono le stesse regole, prima friggete il cibo senza glutine e poi tutto il resto; in ogni caso non utilizzate quello già usato in precedenza contaminato!
9. Se avete dei dubbi sulla composizione dei cibi… non usateli!


                                                                 *************
     
Pronti per mangiare i fiori??

Avete trascorso l'ultimo fine settimana a passeggiare per la campagna e a raccogliere quello che nessuno raccoglie?...no, non parlavo di quelle chiazze marroni , tanto utili a concimare la terra, sicuramente meno utili alle nostre scarpe, parlavo dei fiori di sambuco.

A me piacciono moltissimo , con quell'odore così particolare sanno rendere unica qualunque preparazione, una volta ne ho fatto anche marmellata, questa volta , invece, ho utilizzato gli avanzi della preparazione dello sciroppo e , direttamente, lo sciroppo.

Tutto, si fa per dire, per partecipare alla raccolta delle (St)Renne che questo mese sono scese in campo con i fiori in cucina e io non potevo non sbizzarrirmi.

Con gli avanzi dello sciroppo ( qui) ho realizzato dei biscottini glutenfree per accompagnare un gelato allo sciroppo di sambuco.

Accoppiata perfetta.


Biscottini ai fiori di sambuco e farina di riso
  • 10 fiori di sambuco lasciati a macerare per 24 ore  in acqua , zucchero, succo di limone e limone a fette ( leggere qui)
  • 250 gr di farina di riso
  • 125 gr di burro freddo
  • 110 gr di zucchero
  • 6 gr di lievito
  • 1 uovo intero
Versare la farina, fare la fontana al centro, unire il burro freddo a pezzetti, lo zucchero, l'uovo, i fiori di sambuco sgranati dai rametti.

Mescolare bene tutto fino ad avere un composto omageneo,

Avvolgere in una pellicola e far riposare in frigo per almeno 30'.

Stendere allo spessore di 4 mm, tagliare con uno stampino a forma di fiore .

Cuocere a 180° per 12'-15'.

Conservare in una scatola di latta.



Gelato al sambuco, yogurt e limone
(Il grande libro dei gelati e dessert di Farrow-Lewis)

Per 6 porzioni
  • 4 tuorli d'uovo
  • 50 gr zucchero semolato
  • 10 gr maizena
  • 300 ml latte
  • scorza grattugiata di 1 limone bio
  • 50 ml di succo di limone
  • 150 ml si sciroppo di sambuco ( per la ricetta leggere qui)
  • 170 gr yogurt greco
  • 150 ml panna montata
Montare i tuorli in una ciotola con lo zucchero, la maizena e un pò di latte.

Versare il latte rimanente in un  tegame dal fondo spesso, portare ad ebollizione, quindi versateci sopra il composto di tuorli, girando continuamente, lontano dal fuoco.

Rimettere sul fuoco e cuocere a fuoco lento, girando continuamente finchè non si addensa.
NON FATELO BOLLIRE O POTREBBE IMPAZZIRE.

Versate la crema in una ciotola , aggiungere scorza e succo di limone.
Unirelo sciroppo di sambuco e mescolare delicatamente.

Coprire la superficie della crema a contatto con della pellicola.

Lasciar raffreddare e conservare in frigo , anche per una notte.

Per chi non possiede una gelatiera:
Sbattete lo yogurt e la panna e incorporateli alla crema.

Versate il composto in un contenitore e congelare per 3-4 ore, mescolandolo un paio di volte quando si addensa.

Versare in coppette individuali e di nuovo in frigo finchè sarà pronto per essere servito.

Con la gelatiera:
Incorporate lo yogurt e la panna alla crema fredda , trasferire nella gelatiera e far andare finchè non si addensa.
Versare in coppette e lasciare in freezer.

Lasciare 30 ' nel frigo prima di servire, decorare con biscottini ai fiori di sambuco.







 Con questa ricetta partecipo alla raccolta delle (St)Renne Grazie dei fior

e qui trovate le altre ricette gluten free
                                                     Assaggi di viaggio: Pancakes con farina di mais 
           agrodolce:polpette


Con questa ricetta partecipo alla raccolta di Lamponi e Tulipani



Invio questa ricetta a Stefania del blog Crema e panna





invio volentieri questa ricetta al Cookie Contest
e al contest Colora la tua fresca estate di Tina e VickyArt in collaborazione con Casa Bianca Piacenza


Che belli i fiori di sambuco...sono perfettamente uguali, raccolti tutti insieme, vicini vicini, talmente piccoli con un buchino al centro.
Quando ero bambina, mi divertivo ad infilarli con ago e filo per farne ghirlande, che poi non riuscivo mai a completare, anche perchè ne servivano proprio tanti e fino a quando infilavo l'ultimo i primi erano già secchi,  ma come resistere quando a 7 anni si guarda Heidy e si è convinti che su una nuvoletta ci si possa poggiare davvero??

Io sono della generazione dei primi cartoni giapponesi, di Heidy, Remì, Goldrake anzichè Jeeg Robot d'acciaio, Mazinga.
Passavo una serata, nottata alla fine dell'estate per vedere in anteprima tutti i cartoni che sarebbero stati programmati durante l'inverno su Italia1, ma ero già un pò più grande.

Mi ricordo SuperGulp, i fumetti in tv, ed erano proprio fumetti, nel senso che erano strisce di fumetti, con le voci e...basta.
Ho provato a farli vedere qualche volta alla grande ( con il piccolo non ci provo neanche) mi ha liquidato con un "ma che è sta roba'" e mi ha smontato in un istante.

Mi ricordo ancora Alan Ford, con il vecchietto in carrozzella e il gruppo TNT, mi ricordo Jacovitti e i suoi personaggi surreali...il salame affettato con i piedi, CoccoBill...insomma sono abbastanza adulta da ricordare il passaggio dal bianco e nero al colore, eppure i cartoni guardati nella mia infanzia in sfumature di grigio, nel mio ricordo sono a colori, non è un portento la fantasia dei bambini?

Ma ero partita dai fiori, sicuramente quello che ho visto e ho letto da bambina mi ha condizionato anche per quanto riguarda i fiori, conservo ancora nel libro di Heidy ( sempre lei!) regalatomi per la prima comunione da una maestra, una ghirlanda di lillà, quella sono riuscita a finirla e l'ho messa lì e lì è rimasta fino ad oggi.

Tutto questo per dire che i fiori su di me esercitano un fascino particolare, una volta cresciuta ho iniziato  ad utilizzarli in cucina, un fiore che dà molta soddisfazione è il sambuco, di solito utilizzo le bacche per farne marmellata, ma quest'anno ho voluto fare da me il "famoso" sciroppo" che so che esiste anche in vendita imbottigliato.
Ho cercato un pò di ricette, ma poi ho fatto di testa mia.

Il risultato è stato soddisfacente, ve lo passo così come l'ho fatto io.


Sciroppo ai fiori di sambuco
  •  10 fiori di sambuco (raccolti in campagna)
  • 1 kg di zucchero
  • 1 lt di acqua
  • succo di 2 limoni piccoli
  • 1 limone bio tagliato a fette
Versare in un contenitore di vetro tutti gli ingredienti.
Lasciare al sole per 24 ore.

Filtrere premendo bene i fiori e il limone ,ripetere questa operazione un paio di volte e terminare passando il liquido attraverso un tovagliolo o della garza per aliminare eventuali impurità.
( I fiori e il limone non buttateli via, io li ho usati così)

Versare in una pentola, porre sul fuoco e far bollire per 15'-20'.

Al termine versare in bottiglie o barattoli, chiudere e posizionare in una pentola con acqua tiepida e far bollire per sterilizzare.

Conservare in luogo fresco e buio.
Si conserva per almeno 6 mesi.

Affrettatevi sta per terminare la fioritura!! ^_^




Mi piacciono i fiori in natura, diciamo.
Quelli in bouquet o in composizioni li detesto, non ne sopporto neanche l'odore, che in me evoca associazioni d'idee tutt'altro che liete.

Avrò ricevuto in dono fiori da mio marito 4 o 5 volte, ma sto esagerando.
Non è la solita lamentela della moglie trascurata, a me va benissimo così, dopo due giorni sono già da cestinare ed è stato solo un inutile scempio.

Tutt'altro effetto i fiori commestibili, violette, primule, acacia, tarassaco, margherite , sambuco, papaveri, ognuno ha un valore legato alla possibilità di trasformarli e di utilizzarli in cucina.

Apprezzo tantissimo questi fiori nel loro ambiente naturale, per così dire, sapere di poterli utilizzare mi rende felicissima.

Durante una passeggiata in campagna ho trovato una pianta di rose con dei boccioli di un colore tenue, bianco tendente al rosa e dal profumo intenso come solo chi sniffa l'acqua di rose riesce a capirmi!

Non ce l'ho fatta ho raccolto un mazzolino e me lo sono portato a casa, ben sapendo la fine a cui sarebbe andato in contro.

Mi ricordavo di una bellissima ricetta , a vedere la foto, letta nel libro Terrine d'autore; certo, vedere le preparazioni dei grandi chef , per giunta forografate magnificamente , è una cosa, pensare di realizzarle e di assaggiarle, è un' altra, ma questa era proprio quella che aspettava solo il mazzolino di rose!!

L'autore è Ernst Knam, il sapore è un poesia, solo dopo averla realizzata mi sono resa conto che, pur essendo un dessert, non conteneva un grammo di zucchero, quando l'ho assaggiato ho capito che la cucina è un'alchimia, da pochi semplici ingredienti è venuto fuori un gusto unico.

L'unico errore che ho commesso è stato quello di non accompagnare l'aspic con un cucchiaio di panna acida, me lo sono dimenticato, mentre mi beavo nel piacere del gusto ad ogni boccone.


Riporto la ricetta così come l'ho realizzata io, con piccole modifiche di un piatto perfetto, dovute essenzialmente alla mancanza di un ingrediente.



Aspic di zucca e petali di rosa in gelatina di Moscato
di Ernest Knam
(da Terrine d'autore di Bibliotheca Culinaria)

Per 8 porzioni

  • 400 gr polpa di zucca tagliata a dadini
  • 50 gr petali di rose fresche ( e profumatissime, aggiungo io)
  • 1 litro di Moscato
  • 8 fogli di gelatina , circa 34 gr
  • 50 gr di liquore alle violette  per me  questo,  (rosolio nella ricetta originale)
Per accompagnare panna acida , io l'ho dimenticata.

Portare il Moscato a ebollizione, aggiungere la zucca e cuocerla fino a quando è morbida.

Scolare e raffreddarla.

Ammorbidire la gelatina in acqua fredda; filtrare il Moscato e aggiungere la gelatina, poi raffreddarlo sul ghiaccio e mescolarvi il liquore alle violette.

Gelatinare uno stampo da budino, far rapprendere in frigorifero, poi mettere nello stampo la zucca e i petali di rose e versarvi il resto della gelatina.

Raffreddare in frigorifero per almeno 5/6 ore.



con questa ricetta partecipo alla raccolta delle (St)renne grazie dei fiori glutenfree
E al contest "La cucina con i fiori" di Pane e pomodoro




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