lunedì 16 marzo 2015

Torta alla marmellata alla molisana per L'Italia nel Piatto

Preparatevi a vedere schizzare il vostro indice glicemico, stavolta non c'è possibilità di incappare in un piatto salato, il tema scelto sono le torte da credenza e noi de L'Italia nel Piatto vi conquisteremo con la dolcezza.
Seguiteci nel nostro itinerario:
Trentino-Alto Adige:  Torta Rosengarten
 http://www.afiammadolce.ifood.it/2015/03/torta-rosengarten.html

Friuli-Venezia Giulia: Crostata con la zucca 
http://ilpiccoloartusi.weebly.com/litalia-nel-piatto/crostate-cun-le-coce-per-litalia-nel-piatto

Lombardia: La Torta Bertuldina
http://kucinadikiara.blogspot.com/2015/03/la-torta-bertuldina.html

Veneto: Focaccia veneta
http://ely-tenerezze.blogspot.com/2015/03/fogaccia-veneta.html

Valle d'Aosta: non partecipa

Piemonte:

Liguria:  torta d'amandoe e cacavou   http://arbanelladibasilico.blogspot.com/2015/03/litalia-nel-piatto-torte-rustiche-dolci.html

Emilia Romagna: La pinza http://zibaldoneculinario.blogspot.com/2015/03/la-pinza-per-litalia-nel-piatto.html

Lazio: Maritozzi quaresimali http://beufalamode.blogspot.com/2015/03/maritozzi-quaresiamali-per-litalia-nel.html

Toscana: Berlingozzo fiorentino e pratese
http://acquacottaf.blogspot.com/2015/03/berlingozzo-fiorentino-e-pratese.html

Marche: non partecipa

Abruzzo: Le Pizzelle http://ilmondodibetty.it/pizzelle-per-litalia-ne-piatto.html
  
Molise: Torta alla marmellata alla molisana http://lacucinadimamma-loredana.blogspot.com/2015/03/torta-alla-marmellata-alla-molisana-per.html

Umbria: Torta al limone  http://www.dueamicheincucina.ifood.it/2015/03/torta-al-limone.htm

Basilicata: Pane semidolce - il puccillato di Castelluccio
http://blog.alice.tv/profumodicannella/2015/03/14/pane-semidolce-di-pasqua-il-puccillato-di-castelluccio/

Campania: Torta Caprese
http://www.isaporidelmediterraneo.it/2015/03/torta-caprese-origini-e-storia.html

Puglia: Torta Pasticciotto http://breakfastdadonaflor.blogspot.com/2015/03/cucina-pugliese-torta-pasticciotto.html

Calabria:Torta campagnola  http://ilmondodirina.blogspot.com/2015/03/torta-campagnola.html

Sicilia: Le cassatedde ragusane http://burro-e-vaniglia.blogspot.com/2015/03/cassatedde-ragusane-litalia-nel-piatto.html

Sardegna: non partecipa



Non ci sono tantissimi dolci da credenza nella cucina molisana , questo è uno di quelli che mi ha sempre incuriosito.
Apparentemente una crostata, o una specie di marmelade pie, ma l'aggiunta di quegli albumi a neve e la farina di mandorle  ne fanno un dolce piacevole da provare e, sicuramente, originale.



Torta alla marmellata alla molisana
Per uno stampo da 20 cm

per 6 persone

per la pasta
  • 250 g farina
  • 120 g zucchero
  • 120 g burro
  • 3 tuorli
  • 1 bustina di lievito
  • essenza di vaniglia
  • sale qb

per il ripieno
  • 200 g marmellata ( per me marmellata di pesche rosse della suocera)
  • 3 albumi
  • 50 g farina di mandorle
  • 25 g zucchero semolato

Sbattere i tuorli, il burro fuso tiepido, lo zucchero e la vaniglia.
Aggiungere la farina setacciata con il lievito e un pizzico di sale.
Amalgamare accuratamente e lasciar riposare per 45 minuti circa.

Dividere la pasta a metà: con una, foderate una teglia unta di burro e spolverata di farina, versate sulla pasta la marmellata.

Nel frattempo montate a neve gli albumi con lo zucchero, unite le mandorle delicatamente, senza smontare.
Cospargete il composto sulla marmellata, coprite con l'altre metà della pasta e cuocete in forno preriscaldato a 180°C per un'ora circa.











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venerdì 13 marzo 2015

Torta salata alle erbe aromatiche, quiche al tonno di coniglio con la brisée di M. Roux per l'MTC n°46

Questo mese non volevo partecipare, lo confesso.
Pensavo che con tutti gli impegni della vita reale fosse giunto il momento di cominciare a lasciare qualcosa, ma poi... si sa come accade, no forse non si riesce ad immaginare la forza e l'energia e l'entusiasmo e la voglia che viene ogni volta che c'è una nuova ricetta all'MTChallenge.
Questo mese poi c'è l'energia fatta persona a proporla, una delle persone più solari, allegre e piene di vita che ho avuto il piacere di incontrare realmente: Elisa, e allora mi sono trovata a non poter rinunciare.
Non avevo grandi idee e , forse, anche queste non lo sono poi più di tanto, in compenso ho scoperto una sablée che mi è piaciuta moltissimo, semplice da realizzare e perfetta dopo la cottura, friabile al punto giusto e dalla consistenza ideale per accompagnre ripieni morbidi.
E allora eccomi qui, come sempre  i primi giorni , non per mania di voler essere la prima a tutti i costi, ma semplicemente perchè vedendo le proposte altrui, mi andrebbe in standby il neurone.
Quindi Elisa carissima, beccati le mie versioni  , dovevano essere tre, ma il tempo è tiranno e sono riuscita a realizzarne solo due, e grazie ancora per questa bellissima proposta.

Torta salata alle erbe aromatiche



per la  brisée di Roux ( proposta da Elisa )
Dose per uno stampo da 28 cm o 6 stampini da 10 cm
  • 250 g di farina ( per me 0)
  • 150 g di burro, leggermente ammorbidito
  • 1 cucchiaino di sale
  • Un pizzico di zucchero
  • 1 uovo
  • 1 cucchiaio di latte freddo
Versare sul piano di lavoro la farina, creare una fossetta al centro, spezzettarvi il burro, unire il sale, lo zucchero e l'uovo.
Lavorare con la punta delle dita, tirando man mano la farina dai bordi, al termine unire il cucchiaio di latte freddo e continuare a lavorare , utilizzando il palmo della mano per spingere bene il composto ed ottenere la giusta consistenza.
Fare una palla e lasciare in frigo fino al momento dell'utilizzo.



Come suggerisce Elisa è possibile conservarlo in un contenitore a chiusura eremtica per una settimana in frigo, tre mesi in freezer.

Una volta tirata fuori dal frigo, lasciarla ambientare brevemente.
Su un piano stendere la pasta allo spessore di 2-3 mm ( è consigliabile non superare queste misure per evitare che il guscio troppo doppio alteri l'insieme dei sapori della torta, prevalendo nel gusto, come ci insegna benissimo Maria Pia in questo post ).
Foderare una tortiera con la pasta, bucherellare il fondo, coprire con della cartafornoe lasciare in freezer per almeno  30 minuti, nel frattempo preriscaldare il forno a 190°C.

Una volta tirata fuori dal freezer, coprire con dei pesi ( legumi, sale grosso o pesi in ceramica) e cuocere in forno per 15 minuti, rimuovere carta e pesi e proseguire la cottura per altri 5-10 minuti, abbassando la temperatura a 170°C.



Il nostro guscio è pronto per accogliere il ripieno.

Per la prima torta salata ho voluto rendere omaggio alla primavera utilizzando erbe aromatiche fresche, il risultato è stato una torta molto profumata e gradevole al palato.

Farcia alle erbe
  • erba cipollina fresca circa 20 fili
  • menta fresca 8 foglie
  • salvia fresca 8 foglie
  • rosmarino fresco 6 rametti teneri
  • buccia di un lime non trattato
  • 2 scalogni
  • un ciuffo di prezzemolo
  • sale q.b.
  • 60 g testa di caciocavallo di Agnone stagionato grattugiato
  • ricotta di mucca 200 g
  • uova 4
 In un robot da cucina versare le erbe lavate ed asciugate, frullare brevemente aggiungendo le uova, il sale e la ricotta.


Unire il caciocavallo grattugiato, mescolare con una spatola e versare sul guscio di brisée.
Cuocere in forno caldo a 180°C per 35 minuti circa.





 La realizzazione pomeridiana non mi ha permesso di ottenere la luce migliore per le foto, in compenso la cena era perfetta ;)


Quiche al tonno di coniglio, pomodori secchi , olive nere e créme royal




Per una tortiera da 28 cm di diametro

  • Pasta brisèe  ( realizzata come sopra)
  • tonno di coniglio 500 g circa
  • pomodori secchi 60 g
  • olive nere una ventina
  • 2 uova
  • 250 ml panna fresca
  • sale
  • pepe
Un paio di giorni prima prepariamo il tonno di coniglio, è, questa, una ricetta comoda e pratica da tenere in frigo all'occorrenza.
Permette di proporre la carne di coniglio, che mangiamo sempre troppo poco, in modo semplice, saporito e anche poco riconoscibile, oltre al fatto che è semplicissima da mangiare per i bambini ( e i pigri) non presentando parti con ossa.

Tonno di coniglio


  • un coniglio a pezzi di circa 1 kg
  • 2 carote
  • 3 gambi di sedano
  • 1 cipolla
  • salvia, alloro, rosmarino
  • 200 ml vino bianco secco
  • aglio
  • olio extravergine di oliva
  • sale
  • pepe in grani
Versare in una pentola acqua fredda, unire carote, sedano e cipolla, qualche foglia delle erbe aromatiche e il vino, portare ad ebollizione.
Unire il coniglio , precedentemente lavato bene, aggiustare di sale, aggiungere 6/8 grani di pepe.
Lessare a fiamma moderata per circa un'ora, al termine allontanare dal fuoco e lasciar raffreddare il coniglio direttamente nella pentola.

Disossare il coniglio, staccando pezzi non troppo grandi, formare degli strati in un contenitore, alternandoli a foglie di salvia, grani di pepe e spicchi di aglio.
Al termine coprire tutto con l'olio extravergine di oliva e lasciare in frigorifero per almeno due giorni.

                                                    **************************


Mentre la base di brisée cuoce in forno preparare il ripieno.
Sgocciolare dall'olio i pezzetti di polpa di coniglio.
In un pentolino con acqua e aceto di vino bianco , portata a bollore, far rinvenire i pomodori secchi per pochi minuti.
Sgocciolare e tagliare a pezzetti.
Tagliare a rondelle le olive nere.

Preparare l'appareil ( che Knam chiama créme royal) : in una ciotola mescolare alla panna fredda di frigo le 2 uova, aggiustare di sale e pepe .

Versare nel guscio il coniglio, i pomodori secchi e le olive, coprire tutto con il miscuglio di panna e uova e cuocere in forno caldo a 180°C per 35' circa.




Con queste ricette partecipo all'MTChallenge N°46


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domenica 8 marzo 2015

Macarons con crema al limone e un pensiero a tutte le donne



Più dei tramonti, più del volo di un uccello, la cosa meravigliosa in assoluto è una donna in rinascita. Quando si rimette in piedi, dopo la catastrofe, dopo la caduta, quando dice a se stessa: "E' finita". No! Finita mai, per una donna. Una donna si rialza sempre, anche quando non ci crede, anche se non vuole.
Non parlo solo dei dolori immensi, di quelle ferite devastanti che ti procura la morte o la malattia. Parlo di te, che vivi quei periodi bui che non finiscono mai, che ti stai giocando l'esistenza in un lavoro difficile, che ogni mattina hai un esame, peggio che a scuola. Te, implacabile arbitro di te stessa, che da come il tuo capo ti guarderà, deciderai se sei all'altezza o ti condannerai. E così è ogni giorno, un noviziato che non finisce mai, e sei tu che lo fai durare.
E che dire di te, che hai paura anche solo di dormirci, con un uomo, che sei terrorizzata che una storia ti tolga l'aria, che non flirti con nessuno perché hai il terrore che qualcuno si insinui nella tua vita. Peggio, se ci rimani presa in mezzo, da soffrirci come un cane.
Sei stanca. C'è sempre qualcuno con cui ti devi giustificare, che ti vuole cambiare, o che devi cambiare tu per tenertelo stretto, e così stai coltivando la solitudine dentro casa. Eppure te la racconti, te lo dici anche quando parli con le altre: Io sto bene così, sto benissimo, sto meglio così, e il cielo si abbassa di un altro palmo.
Oppure tu, che con quel ragazzo ci sei andata a vivere, ci hai abitato Natali e Pasque, in quell'uomo ci hai buttato dentro l'anima, sprecando tanto tempo, e ce ne hai buttata talmente tanta, di anima, che un giorno cominci a cercarti dentro con lo specchio, perché non sai più chi sei diventata.
Comunque sia andata, ora sei qui. E so che c'è stato un momento che hai guardato giù e avevi i piedi nel cemento. Dovunque fossi, ci stavi stretta. Nella tua storia, nel tuo lavoro, nella tua solitudine, ed è stata crisi. E hai pianto (Dio! quanto piangete, avete una sorgente d'acqua nello stomaco). Hai pianto mentre camminavi in una strada affollata, alla fermata della metro, sul motorino. Così, improvvisamente, da non poterti trattenere.
E quella notte che hai preso la macchina e hai guidato per ore, perché l'aria buia ti asciugasse le guance.
E poi hai scavato, hai parlato (quanto parlate, ragazze). Lacrime e parole. Per capire, per tirare fuori una radice lunga sei metri che dia un senso al tuo dolore. Perché faccio così? Com'è che ripeto sempre lo stesso schema? Sono forse pazza? Cosa c'è di tanto sbagliato in me?
Se lo sono chiesto tutte. E allora vai!!! Giù con la ruspa nella tua storia, a due, quattro mani, e saltano fuori migliaia di tasselli, un puzzle inestricabile.
Ecco! E' qui che inizia tutto, è qui che ricomincerai: da quel grande fegato che ti ci vuole per guardarti così, scomposta in mille coriandoli. Perché una donna ricomincia comunque. Ha dentro un istinto che la trascinerà sempre avanti.
Ti servirà una strategia, dovrai inventarti una nuova forma per la tua nuova te, perché ti è toccato di conoscerti di nuovo, di presentarti a te stessa. Non puoi più essere quella di prima, prima della ruspa.
Ti attrarrà lentamente, innamorarti di nuovo di te stessa, o farlo per la prima volta, e sarà come un diesel, che parte piano: bisogna insistere, ma quando ha preso a girare ...
E un'avventura ricostruire sé stesse, la più grande. Non importa da dove cominci, se dalla casa, dal colore delle tende, o dal taglio dei capelli.
Io ho sempre adorato donne in rinascita, per questo meraviglioso modo di gridare al mondo: "Sono nuova", con una gonna a fiori o con un fresco ricciolo biondo. Perché tutti devono vedere e capire: "Attenti il cantiere è aperto, stiamo lavorando per voi, ma soprattutto per noi stesse."
Più delle albe, più del sole, una donna in rinascita è la più grande meraviglia, per chi la incontra e per sé stessa. E la primavera a novembre, quando meno te la aspetti.
Quante di voi almeno una volta nella vita, si sono sentite così? Nuove e rinate con una gonna a fiori o un nuovo taglio di capelli? Forse è bello anche farsi del male per poi rinascere più forti di prima.


Diego Cugia, Zomberos, Mondadori, 2006. (p. 165)





Macarons al limone con lemon curd
Metodo Felder
Attrezzatura necessaria:
planetaria o sbattitore
mixer
termometro da cucina
sac à poche
teglie da forno

Tempo di preparazione: 1 ora
Riposo: 1 ora
Cottura 13 minuti

Dose per 30-35 macarons accoppiati

  •   170 g farina di mandorle setacciata, finissima
  •   200 gr zucchero a velo
  •    75 g + 75 g di albumi vecchi di un giorno, a temperatura ambiente
  •    50 ml acqua 
  •    185 g zucchero semolato
  •     Buccia grattugiata di mezzo limone biologico
  •     Colorante giallo limone in polvere q.b.

Setaccia la farina di mandorle, sino ad ottenere una polvere finissima, nel caso passala al mixer qualche secondo.
Unisci lo zucchero a velo setacciato, il colorante, mescola insieme e aggiungi, poco alla volta, 75 g di albume.
Lavora il composto in modo da ottenere una massa ben amalgamata, con una spatola.
Tieni da parte.
In un pentolino vera l’acqua e lo zucchero semolato, porta a bollore sino ad ottenere uno sciroppo, controlla la temperatura con un termometro da cucina, deve raggiungere i 108°C -109°C.
Mentre lo sciroppo bolle inizia a montare a neve i 75 g di albumi rimasti, quando lo sciroppo sarà pronto ( occorreranno una decina di minuti circa), versalo a filo sugli albumi, abbassando la velocità delle fruste e facendolo scivolare lungo i bordi della ciotola. Una volta versato tutto, aumentare la velocità e continuare a far montare fino a quando il composto non risulterà tiepido.
Non appena pronta la meringa unisci un cucchiaio al composto di albume, farina di mandorle e zucchero a velo, dopo di che versa tutta la meringa e mescola, cercando di smontare la meringa con un movimento circolare.
Dovrai ottenere una consistenza né troppo densa, né troppo liquida, versandola con un cucchiaio dovrà “ scrivere”.
Rivesti due teglie con della carta forno.
Versa il composto in una sac à poche con il beccuccio tondo, o anche senza beccuccio se sono quelle monouso da tagliare alla punta, in questo caso taglia alla larghezza di un centimetro.
Distribuisci il composto in mucchietti di 3-4 cm.
Batti leggermente il fondo della teglia per eliminare il ricciolo che potrebbe essere rimasto sul macaron, nel caso aiutati con un dito bagnato leggermente di acqua per abbassare il picco di composto.
Lascia asciugare all’aria per un’ora, questo riposo che può anche prolungarsi per due ore, permetterà alla superficie esterna di seccare leggermente, favorendo in cottura lo sviluppo e la formazione del caratteristico “collarino” alla base del macaron.
Cuoci in forno preriscaldato, ventilato a 160°C per circa 13 minuti.
Sforna, fai scivolare la cartaforno su un piano di marmo o , comunque , su un piano freddo e attendi prima di staccarli delicatamente.
Conservali in una scatola di latta fino al momento di farcirli.

Lemon curd
È possibile preparare questa crema in anticipo e utilizzarla al momento opportuno.Si può conservare in frigorifero per più di due settimane.

Attrezzatura necessaria:
 tegame per cottura a bagnomaria ( due pentole impilabili)
frusta.
Tempo di preparazione 1 ora

Dose per circa 200 g di crema

  • ·        75 g tuorli  ( circa 4)
  • ·        120 g zucchero semolato
  • ·        50 g succo di limone
  • ·        10 g burro
In un tegame adatto al bagnomaria versa i tuorli, lo zucchero e il succo di limone, mescola con una frusta a mano ( non deve essere montato) e cuoci su un bagnomaria basso, facendo attenzione che il fondo del recipiente non venga mai a contatto con l’acqua.
Mescola spesso fino a quando il composto non velerà il cucchiaio.
Lontano dal fuoco unisci il burro e fallo assorbire tutto mescolando bene.
Versa in un barattolo di vetro sterilizzato , chiudi e fai raffreddare.

                                         ******************************************
Prendi i macarons , spalma la superficie piatta con la lemon curd e accoppiali.
Puoi congelare i macarons avvolti in pellicola , sia farciti che vuoti, sarà sufficiente farli scongelare in frigorifero e saranno pronti per essere gustati.

(Ricetta apparsa su A Tavola di marzo 2014) 






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lunedì 2 marzo 2015

Polpette di San Giuseppe e la tradizionale tavola di San Giuseppe di Riccia per L'Italia nel Piatto

 Noi de L'Italia nel Piatto questa volta abbiamo deciso di proporre piatti a base di pesce.

Qui trovate  (quasi) tutte le regioni, abbiate fede prima o poi ce la faremo ad uscire al completo:

Valle d'Aosta:  non partecipa

Piemonte: non partecipa

Trentino-Alto Adige: non partecipa
  
Friuli-Venezia Giulia: Sope di pes di Maran
 http://ilpiccoloartusi.blogspot.com/2015/03/sope-di-pes-di-maran-per-litalia-nel.html

Veneto: Bigoli in salsa di alici
http://ely-tenerezze.blogspot.com/2015/02/bigoli-in-salsa-di-alici.html

Lombardia: Risotto con filetti di pesce persico
http://kucinadikiara.blogspot.com/2015/03/risotto-con-filetti-di-pesce-persico.html

Liguria:  stocchefisce e bacilli  http://arbanelladibasilico.blogspot.com/2015/03/litalia-nel-piatto-pesce-molluschi.html
   
Emilia Romagna: Quadrucci con le seppie http://zibaldoneculinario.blogspot.com/2015/03/quadrucci-con-le-seppie.html

Toscana: Seppie in zimino
http://acquacottaf.blogspot.com/2015/03/seppie-in-zimino.html

Marche: Alici arrosto o "a scota det"  http://lacreativitaeisuoicolori.blogspot.com/2015/02/alici-arrosto-o-scota-det-ricetta.html

Umbria: Baccalà alla Ceraiola http://www.dueamicheincucina.ifood.it/2015/03/baccala-alla-ceraiola.html

Abruzzo: Tiella di alici http://ilmondodibetty.it/tiella-di-alici.html

Lazio: Timballo di alici e scarola
http://beufalamode.blogspot.com/2015/02/timballo-di-alici-e-scarola-per-litalia.html

Campania: Alici indorate e fritte 
http://www.isaporidelmediterraneo.it/2015/03/alici-indorate-e-fritte.html

Basilicata: Alici alla scapece
http://blog.alice.tv/profumodicannella/2015/02/27/alici-alla-scapece-sapore-di-casa/

Puglia: Linguine cu suche de pulpe de pète
http://breakfastdadonaflor.blogspot.com/2015/03/cucina-pugliese-linguine-cu-suche-de.html

Calabria: Sicci chini cu u sucu  http://ilmondodirina.blogspot.com/2015/02/sicci-chini-cu-u-sucu.html

Sicilia: Sarde a beccafico http://burro-e-vaniglia.blogspot.com/2015/03/sarde-beccafico.html

Sardegna: non partecipa

E il Molise con le Polpette di San Giuseppe

Ho pensato di raccontare di una Tavola tradizionale che si svolge a Riccia  a devozione di San Giuseppe poverello, il 19 marzo.

Tutto nasce da una leggenda:

Un uomo vecchio e povero girava di paese in paese chiedendo ricovero, ma tutti glielo negavano. Giunto proprio a Riccia, una di queste porte, finalmente, si aprì, ed il proprietario, seppure non benestante, divise con il poveretto quel poco che aveva di ceci, fagioli e fave. Il popolo riccese non tardò a riconoscere in questo viandante il falegname di Nazareth, dando così inizio alla tradizione.
 In genere, alcuni giorni prima nelle case di chi svolge la festa vengono allestiti degli altarini con una immagine del santo. Nelle famiglie dove ancora resistono marcate caratteristiche penitenziali la padrona di casa, o l'intero nucleo familiare, osserva nei setti mercoledì prima del 19 marzo uno stretto regime alimentare, non mangiando assolutamente carne.
 Il pranzo offerto agli ospiti e alla Sacra famiglia, impersonata da un uomo sposato (il San Giuseppe), da una donna  nubile (la Madonna) e da un giovane non sposato (il Bambino) è generalmente di magro, detto di scàmpere.
 Le pietanze servite sono 13. 
 Prima dell'inizio del banchetto vengono recitate in ginocchio alcune preghiere, in genere le sette allegrezze,  e poi, seduti a tavola, viene passato tra i presenti il primo bicchiere di vino ed il primo pezzo di pane che tutti i commensali devono assaggiare rigorosamente dopo i “santi”. A servire è la padrona di casa, anticamente scalza, aiutata in genere dalle figlie, che non partecipa però al convito e non siede neppure nella stessa tavola dei santi.

Gli alimenti sono quelli della cucina povera: il pane, per cominciare, che si ritrova "smollicato" nei maccheroni, come ripieno nei peperoni, e ancora nel baccalà e nei cavolfiori arracanati. I legumi, ceci, fagioli, lenticchie, conditi con olio extravergine di frantoio e segno di augurio e di abbondanza. Il baccalà, dalle sapidi carni, cucinato in tanti modi. Infine, i dolci, simbolo di agiatezza: riso con il latte e spolverata di cannella; agrodolce: denso impasto di mandorle e mosto cotto; biscotto con le uova da inzuppare nel robusto vino casalingo; e….cavezune: piccoli dolci sfogliati con un ripieno a base di ceci, l'espressione più alta e commovente della genialità gastronomica affinata generazione dopo generazione. 

Terminato il lungo pranzo si recitano di nuovo le preghiere e viene offerto ai "Santi" un cesto contente una pagnotta di pane, un assaggio delle pietanze servite e un numero dispari di cavezune. Successivamente inizia il via vai tra le abitazioni di persone, con profumati cartocci in mano che recano la consueta "devozione" ad amici e parenti. 
Info prese da qui


Polpette di San Giuseppe
Per le polpette:
  • 300 g tonno sott'olio
  • 4 uova
  • formaggio grattugiato
  • un ciuffo di prezzemolo
  • una manciata di mollica di pane
  • sale
  • farina di grano duro
  • olio per friggere
 Per il sughetto
  • un litro di passata di pomodoro ( possibilmente casalinga)
  • un bicchiere di olio extravergine di oliva
  • una cipolla
  • sale
 In una terrina amalgamare il tonno sgocciolato dall'olio, le uova, il pane sbriciolato, il prezzemolo tritato e abbondante formaggio grattugiato.

Con questo composto preparare delle polpette poco più grandi di una noce, infarinatele e friggetele in olio caldo.
Farle asciugare su della carta da cucina.

Preparare il sugo con l'olio, la cipolla affettata a velo , fatta soffriggere dolcemente, la salsa e il sale e lasciarvi insaporire le polpettine per alcuni minuti.
 





E qui in versione fingerfood



Vi ricordo sempre il nostro blog :
 L'Italia nel Piatto




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