lunedì 17 ottobre 2011

la polta...ritorno al Medioevo

Mi è sempre piaciuto andare alla ricerca di quei sapori antichi e semplici, tipici della tradizione contadina, ma anche di quella cucina derivata dalla mancanza di materie prime abbondanti, vuoi per povertà, vuoi per difficoltà nel reperirle.
E' come se assaggiando quei piatti tornassi di colpo nel passato e diventassi parte di un unico popolo che viveva semplicemente  anche nelle difficoltà, condividendo un pane profumato di legna, una zuppa calda e il calore di un focolare attorno a cui ci si riuniva per sentire raccontare storie dagli anziani.

Ma questa ricetta è anche la ricetta di un paesino che solo a guardarlo riporta direttamente al medioevo: Pacentro, che con il suo castello ancora  domina tutta la conca peligna.
Ho attinto qualche notizia e la foto di Pacentro direttamente dal sito de I Borghi più belli d'Italia e dal sito del Comune di Pacentro
"Pacinus, Pacinos, Pacine, Pacino:  sono molte le congetture circa l'origine del toponimo.
Probabilmente è legato al nome di qualche antico borgo, forse d'origine latina, come farebbe supporre il ritrovamento in zona di fabbriche, lapidi e sepolcri.
La leggenda narra che Pacinus, eroe troiano, lasciato Enea sulle rive del Tevere, s'inoltrò per il Sannio e arrivato ai piedi del Monte Morrone vi fondò Pacentro.  

Un “castellum” di Pacentro è citato già nel 951 d.C. dal Chronicon Casauriense per indicare, con molta probabilità, una prima fortificazione creata nel corso dell’IX secolo per dare protezione alle popolazioni della valle peligna durante le invasioni dei Saraceni e degli Ungheri. Dal periodo normanno il castello diventerà un ambito centro di potere. 
 La costruzione attuale è il risultato di una serie di trasformazioni succedutesi nel corso dei secoli quando il castello e il feudo di Pacentro furono aspramente contesi sia per la qualità delle risorse presenti nel territorio sia per la sua posizione strategica. D’altra parte il massiccio impianto difensivo e la possanza ineguagliata dei bastioni nel comprensorio peligno, testimoniano ancora bene la natura dei contrasti dei secoli passati.
Nel corso del 1400, mentre imperversava il conflitto tra angioini e aragonesi per il dominio sull’Italia meridionale, il feudo di Pacentro conobbe il suo momento di massimo splendore sotto la guida della famiglia Caldora. Giacomo Caldora, figlio di Giovan Antonio e Rita Cantelmo, fu uno dei più insigni condottieri del XV secolo, al pari d’altri noti capitani di ventura come Braccio da Montone e Francesco Sforza. Con spregiudicatezza e coraggio divenne signore di numerosi e ricchi feudi, inserendosi opportunisticamente nei complicati equilibri del Regno di Napoli. 


 Il noto condottiero, e in seguito suo figlio Antonio, ampliò il castello di Pacentro, originariamente concepito per scopi puramente difensivi: ingentilito nelle forme e adattato alle nuove esigenze abitative il castello divenne uno dei luoghi di dimora preferiti dalla famiglia. Inoltre, nello stesso periodo si avviò un importante sviluppo urbanistico ed architettonico del centro abitato di cui abbiamo ancora traccia nella permanenza di numerosi palazzi gentilizi.

Dopo il tramonto dei Caldora, avvenuto nel 1464 con la definitiva sconfitta di Antonio da parte di Ferrante d’Aragona, il feudo passò ad altre importanti famiglie tra cui gli Orsini, che intervennero ulteriormente sul castello aggiungendo i possenti torrioni cilindrici della cortina esterna, i Colonna e i Barberini.

La gastronomia ha carattere di sobrietà e rispecchia le tradizioni di una vita semplice, che per l'alimentazione si basa esclusivamente sui prodotti locali.


Le ottime carni sono fornite dal bestiame allevato nei pascoli montani, ricchi d'erbe aromatiche che trasferiscono poi ai prodotti caseari sapori unici.


Gli uliveti e i vigneti trovano nei dolci pendii collinari l'habitat ideale per una produzione di qualità.

Da questa naturale armonia di colori, odori, sapori, è nata la voglia di riscoprire antiche ricette: (...) tra le altre  la polta che è diventata il simbolo della sagra culinaria di Pacentro.


Anche questo è un piatto contadino fatto con ingredienti semplici: aglio e peperoncino soffritti in olio rigorosamente extra vergine d'oliva con aggiunta di cavoli, patate e fagioli bolliti".



...e quindi molto semplicemente propongo la minestra, nella realizzazione più tradizionale possibile...pochi ingredienti, quasi invernali, ma da queste parti si mangia in agosto!

E assaporando questa polta si fa davvero un salto nel passato!!




POLTA 


  • una verza piccola ( nel mio caso quella dell'orto del nonno con tanto di inquilino, sfrattato, naturalmente!)

  • fagioli  borlotti lessati
  • 4 patate a tocchetti
  • olio evo
  • aglio rosso di Sulmona
  • peperoncino
  • sale
Per accompagnare pane cotto nel forno a legna e un bicchiere di Montepulciano d'Abruzzo.


Pulire la verza, tagliarla a listarelle e tenere da parte.


In un'ampia pentola versare l'olio, unire lo spicchio di aglio in camicia e un peperoncino,lasciare soffriggere a fuoco dolce per profumare l'olio.


Unire la verza , far stufare lentamente, aggiungere i fagioli precedentemente lessati e le patate a tocchetti, coprire e lasciar cuocere lentamente, fino a che gli ingredienti non risulteranno morbidi e le patate quesi disfatte, aggiustare di sale, nel caso allungare con dell'acqua.




Far ritirare secondo il gusto personale, si può mangiare come minestra con crostini di pane o più densa e fredda, quasi come un contorno.





Con questa ricetta partecipo al contest di simonaskitchen



Invio con piacere questa ricetta ad Eva e alla sua raccolta






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25 commenti:

  1. Buongiorno!!! che belle foto fai sempre!non consocevo questa ricetta,e nemmeno Pacentro.adoro la verza, la rifaccio sicuramente!

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  2. Non posso non apprezzare questa ricetta antica e saporita, grazie per averla condivisa!

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  3. Sarà anche semplice ma è buonissima! Abbiamo tutto da imparare da chi ci ha preceduto!
    Con queste foto hai reso benissimo i dettagli, ospite compreso!!! :-)

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  4. Loredana, come prima ricetta del mio contest posso solo dire che è PERFETTA!!! Grazie, grazie, grazie! E' un inizio emozionante, una ricetta che non conoscevo, un angolino da visitare!
    ...e un primo libro da spedire! ;-)
    Simo

    P.S.: ricordati di inserire il mio bannerino nella sidebar, così abbiamo modo di dare più visibilità al contest ed alle nostre ricette! Grazie!

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  5. Che meraviglia Lory. Il cavolo verza è tra le mie verdure preferite ma spesso non si sa come cucinarlo, se non stufato o ripieno (o nella ribollita che faccio spessissimo). Questa ricetta così "schietta" mi piace tantissimo. Vera, terrena, e assolutamente piena di sapore. Grazie per averla condivisa. Un bellissimo lunedì a te! Bacione, Pat

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  6. @Aria:provala e mi saprai dire!
    @Titti:trovo nelle ricette tradizionali davvero grande stimolo!
    @Love...:lo sapevo che l'inquilino aveva un suo fascino!!
    @Simona: è stato un piacere partecipare e...ho provveduto a sistemare il banner!!!
    @Patty:buon lunedì anche a te...a prestissimo ;)

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  7. Ricetta di natura storica mi piace ;)! tranne l'aglio la vorrei riprovare ^_^!
    BRAVA e grazie per averci fatto conoscere un altro angolo d'Italia ;) smack

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  8. Veramente buona, sa di casa...bacioni!

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  9. Un modo davvero gustoso per utilizzare il cavolo verza..una ricetta che si buono di tradizioni e di gusto!!baci,imma

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  10. ciao Loredana, che bel piatto della tradizione! Mi piacciono molto questi "umidi" di verdure. Fagioli e verza, poi, sono tra le mie verdure preferite (soprattutto i fagioli!). Grazie anche per i cenni storici... e che dire di quella lumachina???
    Un bacione e a presto

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  11. Come te condivido il piacere di andare alla ricerca di antichi piatti e sapori genuini, come questo piatto semplice e nutriente.
    Conosco Pacentro di nome, ma non l'ho mai visitato mi sono soffermata a Pratola Peligna e Sulmona. L'Abruzzo, soprattutto l'aquilano è ricco di borghi medioevali.

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  12. ma è stupendo questo paesino, da sogno! Ed è bello scoprire come i cibi tradizionali hanno più o meno tutti lo stesso sapore, anche qui in Friuli Venezia giulia ci sono piatti simili e lo stesso in Lazio dove sono le mie origini; la cucina a volte ci fa cpire quello che spesso sfugge: e cioè che siamo un unico paese. Un bacione loredana e buon pomerigio

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  13. Così semplice e così buona, me la appunto per le fredde giornate invernali (tra l'altro, con verza e fagioli dell'orto, mica scherzi! ;-) Ciao!
    Elisa

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  14. Loredana, ma sai che dalle mie parti si cucina un piatto simile al tuo? :)
    Fa parte della nostra cucina tradizionale ed è bello sapere che condividiamo gli stessi sapori!:)
    Un bacio!

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  15. Che bella ricetta! Si preparava anche a casa dei miei nonni, che nostalgia! di cose buone e di famiglia! Bacioni, Laura

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  16. Mi piace un sacco il profumo della verza cotta, un piatto perfetto.
    Brava!

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  17. Intanto ieri ho comprato la verza e tra oggi e domani 'sperimento'! Grazie mille! Simo :-)

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  18. Che brava che sei...è sempre piacevole leggere storie di paesi e le loro tradizioni anche culinarie. Buon pomeriggio a te;)

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  19. Ciao Loredana,
    In America, c'e' un marchio (brand) di pomodori si chiama " contadina."
    Io imparo molto da questa posta.
    baci,
    Lorraine

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  20. Adoro i posti ricchi di atmosfera!e con le sue tradizioni..come il castello di Gradara...una meraviglia!

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  21. @Simonasono proprio curiosa di sapere se ti piacerà!

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  22. Io vado contro corrente perchè odio la zucca......ma passo da te empre con piacere a leggere le belle storielle che ci racconti.....Perdonata??? Un bacino la stefy

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  23. Bella ricetta! A quest'ora mi viene l'acquolina in bocca! Grazie...

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  24. Ciao Loredana, conosco il tuo blog grazie al contest di Simona. Davvero complimenti, foto bellissime e tante ricette interessanti. Anche questa mi piace tanto, è proprio un piatto squisito. Dopo le feste lo rifarò :-)
    Approfitto per augurare Buon Natale a te e famiglia.
    A presto

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  25. inserita nel ricettario ciao da In cucina da Eva!

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