Probabilmente questo tipo di torta l'ho già realizzata, ma mi piace sempre cercare qualcosa di diverso, anche se alla fine sono sempre, tutte, torte di mele.
Questa ricetta viene dal blog Cucina, libri e gatti.
Torta di mele rovesciata n°174
Per uno stampo da 22/24 cm
Base
- 240 g farina 00
- 100 g zucchero
- 30 g burro
- 2 uova
- 120 ml latte ( per me di mandorle)
- 1 bustina di lievito per dolci
- Vaniglia o buccia di limone grattugiata
- 3 mele
- 50 g zucchero muscovado
- 20 g burro
- Succo di limone
- Cannella
Rispetto alla ricetta originale consiglio una teglia più larga per avere una fetta più bassa.
Il gusto del dolce é tutto nelle mele caramellate, conviene aumentare la quantità di mele e realizzare una torta più bassa, riconsiderando i tempi di cottura.
La torta di mele numero 202 sul mio quadernino dedicato, ma è la prima che realizzo in questo inverno, sono quasi al limite del tempo massimo, in effetti, ma per me è sempre tempo per un dolce con le mele.
La ricetta viene dal profilo Instagram I piatti del buonumore, non ho modificato nulla, tranne la quantità di lievito che ho diminuito, secondo me la classica bustina è troppa per questo tipo di dolci e inevitabilmente si percepisce quando si gusta .
Ciambellone della nonna alle mele
- 180 g farina 00
- 40 g fecola di patate
- 3 uova
- 2 mele a cubetti
- 150 g zucchero
- 120 ml olio di semi
- 80 ml latte
- vaniglia , buccia di limone grattugiata
- 10 g lievito per dolci
- 1 mela a fettine , zucchero a granella per decorare
Montare uova e zucchero, unire olio, poi latte, fecola, aromi, farina e lievito , lavorare tutti in planetaria con la frusta.
Unire le mele a cubetti, mescolando con una spatola in silicone.
Versare in uno stampo a ciambella imburrato, decorare con le fettine di mele e la granella di zucchero.
Cuocere in forno preriscaldato, ventilato a 180°C per 40'/45'.
Fare sempre la prova stecchino.
Non capita anche a voi di dover necessariamente preparare altre ricette per smaltire quello che è avanzato da una ricetta precedente? A me spessissimo , poi succede anche che mi avanza qualcosa dalla seconda ricetta fatta e così via, in un circolo senza fine.
Questa volta mi era avanzata della crema pasticcera e mi è sembrata una degna fine inserirla in questo dolce perché di fronte ad un lievitato non mi tiro mai indietro.
Stavolta nessuna complicazione, solo lievito di birra e neanche eccessive ore di lievitazione, iniziando nel primo pomeriggio potrete gustarlo a cena.
La ricetta viene da questo profilo Instagram.
Chinoise alla crema pasticcera e gocce di cioccolato
Per una torta da 24 cm:
- pasta lievitata
- crema pasticcera
- gocce di cioccolato fondente
- 250 g farina 00
- 250 g farina di forza ( manitoba )
- 80 g burro a temperatura ambiente
- 50 g zucchero semolato ( volendo aumentare a 100 g)
- 1 cucchiaino di sale
- 20 g lievito di birra fresco
- 2 uova
- 200 ml di latte fresco
- Crema pasticcera 250 g
- Gocce di cioccolato fondente
- Un tuorlo per spennellare
Ho una passione per le torte di mele, su questo blog ne troverete abbastanza, per me c'è sempre un buon motivo per provarne una nuova.
Ma di fronte ad una predilezione così spiccata la natura ci ha messo lo zampino e mi sono ritrovata la figliola allergica alle mele ( oltre che ad un altro elenco di alimenti), lasciando a me la responsabilità di mangiare tutte le torte che provo.
Poi, per fortuna, abbiamo testato che la mela cotta non creava problemi e finalmente ho avuto via libera dalla figliola che ha potuto richiedermi le torte di mele che preferisce, quelle con diverse consistenze, con una base croccante, un interno a base di mele e uno strato soffice, la ricetta della pasticcera Rita Busalacchi è risultata perfetta.
E da oggi saremo in due a mangiarle.
Torta di mele di Rita Busalacchi
Per uno stampo da 20 cm
La torta si compone di un guscio di frolla, uno strato di mele spadellate e uno strato di cake.
Per la frolla
- 250 g farina 00
- 125 g burro
- 125 g zucchero semolato
- 50 g uova
- scorza di limone bio grattugiata
- 2 mele Golden
- 30 g zucchero semolato
- 30 g burro
- 1 mela per la finitura
Per il cake
- 100 g burro a temperatura ambiente
- 50 g zucchero semolato
- 90 g crema pasticcera
- 50 g uova
- 50 g farina 00
- 40 g amido di mais
- 5 g lievito per dolci
- 2 g sale
- Scorza di un limone bio
Serviva un lievitato per concludere in bellezza questo periodo e anche le ferie, giorni all'insegna del relax , delle mani in pasta per scacciare il nervosismo che serpeggia dalle mie parti. Prima o poi ne verremo fuori, nel frattempo io continuo a impastare e a pensare che tutto andrà per il meglio.
Ho già provato la galette des rois ai kumquat lo scorso anno e, per restare in tema di re magi ho deciso di realizzare questa ricetta che la tradizione chiama roscón de Reyes (traduzione italiana Ciambella dei Re Magi) nota anche come rosca de Reyes in America Latina o rosco de Reyes (torta dei Re Magi) , un dolce spagnolo a forma di ciambella decorato con frutta candita o caramellata in vari colori.
L'origine del roscón de Reyes sembra essere in relazione con i Saturnalia romani, le feste dedicate al dio Saturno in concomitanza con i giorni successivi al solstizio di inverno. Per questi festeggiamenti, si elaboravano torte rotonde con fichi, datteri e miele, che venivano distribuite indistintamente a plebei e schiavi. Già nel secolo III, si introduceva all'interno del dolce una fava secca e il fortunato a cui capitava veniva nominato re dei re per un breve periodo di tempo precedentemente stabilito, oggi si introduce nel dolce una figurina che decreterà il re, mentre è tradizione che colui che trova la fava paghi il roscón. Si mangia il 6 gennaio, in occasione dell'Epifania
Notizie prese da qui
Tra le varie ricette mi sono affidata a quella di Clelia FoodPhoto , leggermente modificata, vista su Instagram , ma siccome i canditi non sono molto apprezzati dalle mie parti, ho deciso di modificare un poco la ricetta inserendo una farcia golosa alla crema di pistacchi.
I re Magi saranno contenti lo stesso, secondo me 😉
Roscon de reyes o ciambella dei Re Magi
Dose per una ciambella
- 250/300 g metà farina 00 e metà farina manitoba
- 50 g zucchero
- 5 g sale
- 1 cucchiaio acqua di fiori d' arancio
- 32 g latte freddo
- 2 uova
- 10 g lievito di birra fresco
- 125 g burro freddo
Annus horribilis questo 2020.
Credo che nessuno di noi lo dimenticherà, ma oggi voglio fare un esercizio diverso, invece che concentrarmi sulle cose negative di questo anno appena trascorso, voglio pensare alle cose buone che ci sono state, perché comunque ci sono state e, cosa non da poco, mi sento grata per avere ancora tutti i miei cari vicini anche se lontani.
Questo anno appena arrivato merita l' ottimismo che si riserva a tutte le cose nuove , io l'ho festeggiato con un dolce in cui affondare il cucchiaino, una coccola per il palato con la consistenza vellutata della crema e il croccante dello zucchero caramellato, una crème brulée che mi ha attirato sopratutto perché si cuoce direttamente nel forno senza bagnomaria.
A noi è piaciuto moltissimo.
Auguri a chiunque passi di qui per un
buon 2021
La ricetta viene dal profilo Instagram di #framboise_et_vanille.
Crème brulée
Per sei ramequin
- 4 tuorli
- 80 g di zucchero
- Una bacca di vaniglia
- 400 ml panna fresca al 30% m. g.
- Zucchero di canna per la finitura
Da quando ho visto questa ricetta da Fabio e Annalú la preparo ad ogni Natale.
Sono dei dolcetti gustosi e profumati, nati a Napoli dalle mani delle suore del Divino Amore e creati appositamente per la madre di Carlo II D'Angió.
Non mancano sui vassoi di dolci delle feste a Napoli, ma vi assicuro che se li provate non mancheranno più neanche dai vostri.
Rispetto alla ricetta originale ho fatto delle piccole modifiche, ho utilizzato farina di mandorle, invece che mandorle con la pelle, e solo canditi di arancia .
Per la glassa questa volta ne ho utilizzata una già pronta, quella data non mi ha convinto molto, nell' attesa di trovarne una valida non ve ne lascio nessuna.
Provateli e gustateveli.
Dolci Divino Amore
Per 20 pezzi
- 250 g mandorle con la pelle ( per me farina di mandorle)
- 250 g zucchero semolato
- 75 g canditi ( per me arancia candita)
- 1 cucchiaio essenza di vaniglia
- buccia grattugiata di un limone bio
- 1 uovo intero
- 1 tuorlo
- ostie
- Gelatina di albicocche per spennellare
- Glassa pronta
Sono tanti anni che preparo il ciambellone di Santin e mi sono accorta di non averlo mai scritto su questo blog.
É una ricetta facile, che riesce ( e non poteva essere altrimenti), con ingredienti di facile reperibilità .
L' ho preparato una mattina andandolo a cercare in uno dei miei tanti quadernini e così ho deciso di farlo approdare su queste pagine virtuali.
Ciambellone di Maurizio Santin
Per uno stampo a ciambella di 26/28 cm
- 300 g farina 00
- 250 g zucchero
- 4 uova
- 150 ml olio di semi
- 120 ml latte
- 7 g lievito per dolci
- 5 g sale fino
- vaniglia o buccia di limone
Senza tanti grilli per la testa questi biscotti.
Semplicemente una buona ricetta per un risultato ideale da inzuppare, direttamente dal Maestro pasticcere Gino Fabbri, ed è perfetta , sia nell' esecuzione che nel gusto.
La dose é giusta , non dimezzate o ve ne pentirete.



Biscotti da colazione di Gino Fabbri
- 500 g farina 00
- 15 g lievito per dolci
- 100 g burro morbido
- 200 g zucchero
- 2 uova
- 50 g latte
- Buccia di limone bio
- Vaniglia
- Latte e zucchero per la finitura
Cerco sempre un dolce speciale per la colazione e così, questa volta, ho voluto provare la ricetta di Cristophe Felder un pasticcere francese che è quasi un monumento nazionale.
La ricetta è semplice e veloce da realizzare, ho modificato solo il tipo di frutta da inserire, mirtilli al posto delle fragole.
Devo dire che utilizzando la temperatura prevista ho avuto problemi di cottura, ho dovuto prolungare per avere un risultato asciutto e coprire con della carta argentata per non farlo bruciare, probabilmente il mio forno é tarato in modo diverso.
Il dolce è buono e migliora con il passare dei giorni, ha una durata di quattro / cinque giorni se conservato coperto.
Gateau yogurt, mirtilli e lamponi di Cristophe Felder
Stampo da plumcake da 24 cm
- Confettura di lamponi
- 125 g burro a temperatura ambiente
- 125 g yogurt al naturale
- 3 uova a temperatura ambiente
- 250 g zucchero
- 10 g lievito per dolci
- 300 g farina 00
- 15 g rum
- Mirtilli, lamponi
Mi sono accorta di avere questa strana abitudine, il giorno prima di ferragosto metto le mani in pasta.
Pensavo di essermela cavata con le sperimentazione della vasocottura al microonde, ma poi, complice un licoli bello rinfrescato, ci sono ricaduta.
Facendo seguito alla tendenza vegana/ vegetariana che mi sta accompagnando in questo periodo, ho provato una ricetta di maritozzi vegana, ma ho modificato la ricetta originale, con lievito di birra, per utilizzare il licoli.
Con la temperatura della mia cucina la lievitazione è stata una bomba.
Il tempo totale per la ricetta é stato di circa nove ore, dall' impasto alla cottura. Ho iniziato alle 14,30 e sfornato alle 23 circa.
La ricetta originale viene da Instagram dal profilo di Sementis.veg.
Maritozzi vegani con licoli
Per 12 pezzi da 75/80 g
- 225 g farina 00
- 225 g farina per pizza o tipo 1
- 110 g zucchero di canna
- 200 ml latte vegetale ( per me di mandorle)
- 80 g olio di semi
- 100 g licoli rinfrescato
- Buccia di arancia e limone grattugiata
- Sale
* Per la versione con lievito di birra utilizzare 500 g di farina totale, 250 g di latte e 18 g di lievito di birra. Considerare 2/3 ore per la prima lievitazione e 30' circa per la seconda.
Alla fine il plumcake lo ha realizzato lei stessa, con le sue manine, come è giusto che sia e io ho scoperto che la versione muffin piace tanto anche al pargolo, così caldo torrido ignorato e forno acceso per preparare nuovamente questa ricetta.
Plumcake o muffin allo yogurt senza burro
Dose per 6/7 muffin o un plumcake ( per la quantità in foto raddoppiare le dosi)
- 3 uova
- 140 g zucchero
- 100 ml olio di semi
- 125 g yogurt al limone
- buccia di limone bio grattugiata
- 200 g farina 00
- 5 g lievito per dolci
- sale
- 400 g farina 00
- 100 g miele
- 130 g zucchero semolato
- 2 uova
- 50 g burro
- 20 ml acqua
- ½ cucchiaino di sale
- 1 cucchiaino di bicarbonato di sodio
- 12 g lievito per dolci
- 250 g mascarpone
- 30 g zucchero semolato
- vaniglia
- 4 g gelatina in fogli
- 500 g panna fresca da montare
- 80 g panna fresca per sciogliere la g et latina
- 140 g panna acida ( se non riuscite a reperire potete prepararla unendo 20 ml di succo di limone a 120 g di panna fresca 15 minuti prima dell'utilizzo)
- Mezzo bicchiere d'acqua
- Un cucchiaino di miele
- 200 ml panna da montare
- 15 g zucchero
- vaniglia
- Briciole di biscotto al miele
L' ho fatto anche questa volta, é la festa del papà, tutti preparano zeppole e io invece mi dedico alle chouquettes piccoli bignè venduti nelle panetterie parigine é molto apprezzato dal pargolo dalla prima volta che li provai, nel 2015.
Questo periodo merita delle piccole attenzioni nei confronti delle persone che sono vicine a noi , il mio modo di di coccolare passa anche attraverso il cibo.
La ricetta é simile ad una pasta da bignè, ma bilanciata diversamente e con più zucchero nell' impasto, inoltre necessità di una finitura con tuorlo che regalerà un bel colore dorato dopo la cottura.
Questa ricetta, con la mia firma, é apparsa sulla rivista A Tavola nel 2015.
Les chouquettes
Dose per 50 pezzi grandi come una noce
- 200 g acqua
- 50 ml latte
- 50 g zucchero semolato
- ½ cucchiaino di sale
- 80 g burro
- 150 farina 0
- 150 g uova ( circa tre)
- 1 tuorlo per la finitura
- 1 cucchiaio di latte per la finitura
- Zucchero semolato e a granella per la finitura
- 250 g farina 0
- 3 g sale ( 6 g nella ricetta originale)
- 10 g lievito di birra fresco
- 115 g uova ( circa due)
- 38 g latte fresco
- 125 g burro a temperatura ambiente
- Un tuorlo
- Poco latte
- Zucchero di canna
- Burro
Quelle cose che rifuggivamo, quando erano loro a farle, assumono un altro valore e siamo proprio noi a cercare di non perderle, magari dedicando un pomeriggio ad una ricetta che fino a poco tempo prima evitavano accuratamente.
Si possono fare queste riflessioni preparando le chiacchiere o cioffe, come vengono chiamate a Sulmona?
Un amico mi ha coinvolto nella preparazione di questi dolci, tipici del Carnevale, che la sua mamma, la signora Lucia, preparava in grandi quantità con l'aiuto delle donne del vicinato.
Con Franco abbiamo ripercorso i momenti di quello che era un rito: preparare l' impasto, tirare fuori la spianatoia, girare la manovella della nonna papera, ritagliare le strisce con la rotella dentellata e alla fine tuffare le cioffe nell' olio caldo del frappiere.
Quella che vedete in foto è una particolare pentola in rame, stagnata all'interno, che permetteva di friggere l'impasto conferendogli una forma tondeggiante. Il frappiere, ormai é quasi introvabile.
La fabbricazione del frappiere venne avviata nella bottega fondata da Agrisello Arduini, a L'Aquila, conosciuta in città per la lavorazione del rame, del ferro e dell'ottone, e il suo utilizzo fu costante fino alla seconda metà del secolo scorso. In tutte le famiglie si utilizzava per la prepazione di dolci del carnevale. Per la difficoltà della lavorazione del rame oggi gli antichi strumenti sono stati sostituiti con altri in alluminio e acciaio.
( Notizie prese dal sito Calendario etnoantropologico sul Carnevale a L'Aquila ).
Ebbene il mio amico Franco ne possiede uno, ha trovato il modo di farsi costruire una specie di tripode per sostenere il frappiere sul fuoco e avere così entrambe le mani libere.
Il frappiere viene riempito di olio di arachidi e, una volta raggiunta la temperatura ( che per la frittura ideale dovrebbe aggirarsi tra i 165°C e i 185°C ) si inserisce una striscia molto lunga di impasto delle chiacchiere e subito si copre con la parte del frappiere composta da una specie di mestolo bucherellato e capovolto che avvolge completamente l' impasto e permette di mantenerlo in immersione nell' olio.
Quando la cioffa risulta dorata , si sgocciola e si fa asciugare su carta assorbente.
Si servono cosparse con zucchero a velo, realizzato rigorosamente con un macinacaffé dedicato a macinare lo zucchero semolato.
Entrare in casa della signora Lucia é stato il modo più bello per celebrare una tradizione antica ed è stato un onore per me far rivivere gesti antichi che spero non andranno perduti.
Per la ricetta delle cioffe ho utilizzato quella della mia mamma, che trovate qui, con l' aggiunta di anice nell' impasto, per ottenere proprio il sapore che il mio amico Franco ricordava.














































