sabato 31 marzo 2012

Ciambelline al vino e...dai ci scambiamo una ricetta?

Il gioco di Cinzia
 permette di conoscere o di approfondire la conoscenza con alcuni blog...questo è il terzo scambio a cui partecipo e , come per le volte precedenti ( qui e qui) è stato divertente spulciare nella cucina di qualcun'altro.

Nel caso dovessi decidermi a mettermi a dieta andrei sicuramente a spulciare nel blog di Elena...ci sono tante ricette leggere e dietetiche...ma io non ho scelto una di queste.

Mi sono lasciata conquistare dalla sua lazialità e da una ricetta tradizionale, di questa ne esistono diverse versioni in rete, ma io mi sono affidata alla sua...e il risultato mi ha soddisfatto.

Riporto la sua ricetta  e la mia versione, per l' originale potete guardare qui

Intanto lascio gli auguri a Elena per il suo terzo mesiversario...e consiglio a tutti di fare un giretto da lei!


Ciambelline al vino di Elena
  • 200 ml di vino (1 tazza),
  • 200 ml (sempre 1 tazza) di olio di oliva leggero e delicato oppure olio di semi
  • 240 gr. ( Sempre 1 tazza!!) di zucchero
  • 600 grammi di farina.
  • 8 gr di lievito per dolci
Generalmente si parte mescolando il vino, l’olio e lo zucchero e poi si aggiunge tanta farina quanta ne prende l’impasto, un po’ alla volta.
Ciambelline al vino e zucchero di canna ( mia versione)

  • 300 gr farina 00
  • 60 gr zucchero di canna
  • 150 ml vino bianco
  • 60 ml olio di mais
  • 1 cucchiaino di lievito per dolci

Mescolare tutto insieme, fare dei salsicciotti , tagliare dei pezzetti e unirli a ciambella, non troppo grandi.
Passare nello zucchero di canna.
Posizionare su carta forno.

Cuocere a 180° in forno statico per 25’, fino a doratura ( a me piacciono croccanti).

Rispetto alla ricetta di Elena ho ridimensionato un pò le dosi e aumentato un pochino il lievito,per non ritrovarmi con una vagonata di biscotti , ma il sapore è quello, un ottimo biscotto da inzuppare e sganocchiare!!
Grazie Elena!

  

Con questa ricetta partecipo al terzo scambio del gioco di Cinzia



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mercoledì 28 marzo 2012

Crostata light


Mi piacciono le marmellate, praticamente quelle che uso sono tutte home made, eppure non faccio quasi mai crostate.

Mi sembrano troppo "normali".

Si, lo so che  è uno dei dolci più buoni, semplice da fare, genuino, sano, ma io lo faccio molto raramente, a meno che non mi venga espressamente richiesto.

E la richiesta da parte del maritino è arrivata.

Alla vista dell'ennesimo dolce, con un fare sconsolato al mio incitamento - Assaggia, ti piace?
il consorte mi ha detto"Ma perchè non mi prepari una crostata?"


...???? Una crostata??...vabbè!

E così ho iniziato a preparare gli ingredienti.

Farina.
Uova.
Zucchero.
Lievito.
Burro...burro???...@_@....dov'è il burro???

No, non è possibile che sia finito, ne avevo comperato un chilo meno di un mese fa...no, non ci posso credere   e    adesso ??

E allora mi sono ricordata di una ricetta che prevedeva un impasto , ma senza burro.

Ho scartabellato tutte le agende, quaderni e block notes per ritrovarla e l'ho trovata.

Ho preparato l'impasto, versato la marmellata, cucinato il dolce e usato il marito come cavia.

Il giorno dopo era finita e allora ne ho preparata un'altra ^___^  , ma stavolta la ricetta tradizionale, anzi più che tradizionale, direi di famiglia, ho fatto la crostata che prepara sempre la suocera.

Il burro l'avevo comprato ( altra scorta di un chilo) ed ho proceduto.

La cavia nel vedere un'altra crostata dopo due giorni mi ha guardato con un'aria interrogativa.

Il giorno dopo era finita anche la seconda crostata e il maritino mi ha detto:

 Questa era buona, ma quella dell'altro giorno mi è piaciuta di più!

Sorriso da un orecchio all'altro.

Incredulità.

-Ma davvero?   Eppure la seconda era quella della tua mamma?

 Si, ma la tua era più leggera.

E queste si chiamano soddisfazioni.


Crostata light
( da un ricettario PaneAngeli)
  • 150 gr ricotta
  • 80 gr latte
  • 1 uovo
  •  60 gr olio di semi
  • 75 gr zucchero
  • 1 pizzico di sale
  • 300 gr farina 00
  • 1 bustina di lievito per dolci
  • Un barattolo di marmellata a piacere
Versare ricotta, latte, uovo, olio, zucchero e sale in una terrina e lavorare molto bene il tutto.

Unire a cucchiaiate la farina setacciata ed aggiungere infine il lievito setacciato.

Mescolare il tutto con una forchetta, quindi lavorare velocemente con le mani, finchè risulta ben amalgamato.

Qualora dovesse risultare un pò appiccicaticcio, aggiungere altra farina ( io ne ho aggiunto quasi altri 100 gr).

Stendere l'impasto e foderare uno stampo imburrato e infarinato, allo spessore di 4/5 millimetri.

Versare un barattolo di marmellata e stendere sull'impasto.

Per me marmellata di mele ( della suocera!!!)

Decorare a piacere e cuocere in forno caldo a 180° per 25/30 minuti.

Cospargere di zucchero a velo.







e anche questa ricetta la invio a Sabrina Boschetti e al suo Snack time contest






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lunedì 26 marzo 2012

Frolla all'olio di Benedetta per la torta Robuchon e biscottini.

La cucina è cultura e ricerca....oltre che ricerca degli ingredienti, dei sapori da abbinare, è anche ricerca della storia del cibo.
Quando ho sentito parlare di questa torta mi sono andata a documentare.
Ho cercato chi fosse Joel Robuchon e cosa avesse fatto...ho guardato foto di piatti e video delle cucine dei suoi ristoranti, che dire, di fronte a simili professionisti posso solo chinare il capo e , molto umilmente, cercare di imparare.
Quello che ho apprezzato di questo dolce è la semplicità di esecuzione, chiunque potrà godere di una torta ottima, con poco sforzo e pochissimi ingredienti e questa è vera grandezza, secondo me.
Ecco, io la tarte Robuchon originale non l'ho mai provata, ma quando vedo un dolce goloso lo so riconoscere.
Quanto della ricetta originale ci sia in questa pseudo Robuchon non so dirlo con esattezza, già il guscio è una frolla completamente diversa anche da quella riproposta  da Maurizio Santin, ma a me è piaciuta e ringrazio Benedetta per averla condivisa.
La farcia, più o meno, corrisponde a quella originale.
Comunque in attesa di acquistare un altro libro di alta cucina, mi accontento di condividere questa ricetta ...grazie Benedetta

Torta quasi Robuchon
Ingredienti
(per 8 persone)

Per la frolla all’olio evo:

350gr di farina

50 gr di fecola
70gr di zucchero  di canna
2 uova intere
½ bicchiere di olio evo (circa 70 gr)
un cucchiaino pieno di lievito per dolci (7 gr)
Per la farcitura:

200 g di cioccolato fondente di ottima qualità
50 g di panna fresca liquida
100 g di latte parzialmente scremato
1 uovo 

Mescolare le uova con l’olio, aggiungere lo zucchero e la farina setacciata  con il lievito e la fecola.

Lavorate velocemente l’impasto e mettetelo riposare in frigorifero.

Preparare uno stampo a cerniera, imburrare, infarinare e posizionare sul fondo della carta forno ( io però non l'ho messa e si è staccato benissimo ugualmente).
Prendere la pasta e stenderla con le mani all'interno dello stampo, cercando di appiattirla bene, in cottura, per la presenza del lievito, crescerà abbastanza.

Livellate poi con un bicchiere dal fondo largo o con un batticarne.
Fatto ciò ricoprite la frolla con la carta da forno e poi o mettete i pesetti  o i legumi o uno stampo leggermente più piccolo della stessa forma.

Infornare a 160°C per 15 minuti.
 Poi tirarla fuori dal forno, levare i  pesetti, levare anche la carta da forno e rinfornare per altri 10 minuti finchè la frolla non sarà dorata.

Nel frattempo preparare il ripieno.

Mettere a bollire la panna e il latte cercando di non fargli formare la patina bianca, poi versarli sulla cioccolata fondente fatta a pezzi e messa in una ciotola di acciaio.

Mescolare bene con una frusta fino a che la cioccolata non sarà sciolta poi aggiungervi un uovo e, sempre con la frusta, mescolare il tutto per ottenere un composto omogeneo.

Versare ora la crema dentro il guscio di frolla e infornare a 120°C finché non avrà assunto la consistenza di un budino , circa 15-20 minuti

Per capire se è pronta, scuotere leggermente la teglia. Se la crema al cioccolato non si muove è pronta.

Servirla a temperatura ambiente o tiepida.



Questa la ricetta della torta, ma a me è avanzata della frolla e ho voluto farne biscotti.
All'impasto ho aggiunto un trito di pistacchi e noci .
Ho formato un salsicciotto e l'ho rotolato nello zucchero di canna.
Poi ne ho tagliate delle fette , le ho posizionate su carta forno e ho cotto in forno caldo a 160° per 20 minuti.






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domenica 25 marzo 2012

I ricordi sono dolci???...allora pubblichiamoli!

"Come il cibo rappresenta un nutrimento per il corpo, allo stesso modo le emozioni e i ricordi sono un nutrimento per l'anima.Entrambi, se vissuti in modo consapevole, possono lasciare un segno positivo importante".

Questa la motivazione di partenza dell'iniziativa lanciata da Il Manicaretto  per un bellissimo progetto che vede 21 blogger in campo per donare una ricetta legata ad un dolce ricordo, ma soprattutto per sensibilizzare  sul problema dei Disturbi del Comportamento Alimentare (DCA).



Questo è il comunicato stampa ufficiale che spiega esattamente il progetto.

Da anni ilManicaretto.it propone agli appassionati e amanti della buona tavola ricette gustose e semplici da preparare.


Quest’anno all’arte culinaria si è aggiunta la sensibilità verso chi di quest’arte non riesce più a godere a pieno: le persone che soffrono di disturbi alimentari.

Per loro, purtroppo, il cibo - nel senso della privazione, o dell'eccesso - è diventato un'ossessione, una fonte di sensi di colpa, ed ha perso quel sapore di famiglia e di semplicità che ci lega alle ricette "della nonna", preparate con amore.



Per offrire nel nostro piccolo un po’ di aiuto è nata l’iniziativa benefica “Dolci Ricordi”: un libro in cui saranno raccolte ricette di dolci e dessert legate ad un momento felice della propria vita, ad un ricordo di infanzia o semplicemente ad una piacevole emozione. L’intento è dimostrare che così come il cibo rappresenta il nutrimento per il corpo, allo stesso modo le emozioni e i ricordi sono un nutrimento per l’anima: entrambi, se vissuti in modo consapevole, possono lasciare un segno positivo importante.



Il ricavato (sottratti i costi di realizzazione) sarà devoluto all’associazione La Bici di Rosalina Onlus, che lo impiegherà per iniziative volte alla informazione, alla prevenzione e all'orientamento terapeutico sul tema dei disturbi alimentari.



L’iniziativa si è concretizzata grazie alla preziosa collaborazione di 21 food blogger italiane che hanno generosamente donato un loro dolce ricordo.



Nel libro ci sarà anche una sezione dedicata alle ricette dei lettori, se vuoi partecipare all'iniziativa lascia i tuoi dati di contatto commentando questo post e cliccando su Mi Piace. Hai tempo fino al 31 Marzo.




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venerdì 23 marzo 2012

Le poulet en sarcophage glutenfree di Babette

Siamo circondate da esempi di donne illustri, di donne che hanno fatto la storia, di donne di fantasia che hanno popolato i nostri sogni e nelle quali ci siamo immedesimate.
Abbiamo sognato, sofferto, riso, pianto su pagine di romanzi .
Le abbiamo viste con gli occhi della mente esattamente come erano descritte dal loro autore o autrice.
Sono così tanti i personaggi femminili reali o non che ho amato, che ho avuto difficoltà a pensare a solo uno di loro.
Si affollavano tutti nella mia mente e chiedevano di essere presi in considerazione, di poter vivere quei cinque...tre...vabbè, un minuto di gloria , donatogli dalle mie brevi parole.
Allora come procedo?
Assegno un numeretto ed estraggo a sorte??...fosse mai che qualcuno pensi che sto facendo un giveway e mi multi anche!!
E allora?
Mi lascio guidare dal cuore.
Visto che questo che ho aperto un anno fa è un blog di cucina e non altro ( ma si era capito chiaramente, vero?)
Visto che l'arte culinaria è il principale argomento di queste pagine, 
la scelta è ricaduta su di lei

Madame Babette Hersant.

Immagine presa dal web
Indimenticabile protagonista del racconto Il pranzo di Babette di Karen Blixen, la stessa autrice della "Mia Africa".

Racconto breve che racchiude in sè tutte le suggestioni ben visibili nell'omonimo film del regista Gabriel Axel.
Ho sempre preferito i libri alle trasposizioni cinematografiche, ma questo è uno di quei rari casi in cui un film non toglie nulla alla pagina scritta, ma piuttosto la rafforza.

Ma passiamo a Babette.
Arriva a casa delle sue future padrone in una serata piovosa del 1871.

La prima immagine è quella di una donna tarchiata, bruna, mortalmente pallida.
 Fuggita dalla guerra civile in Francia, in cui ha perso marito, figlio e professione, giunge in Norvegia con una lettera di presentazione di un vecchio cantante, Papin , da giovane spasimante deluso di una delle due sorelle a cui è indirizzata.
La consegnerà a  Martina e Filippa, figlie del decano, ormai anziane e zitelle e alla guida della piccola comunità religiosa, al posto del padre.
  
La vita  di Babette scorre tranquilla tra pasti frugali e cestini da preparare per i poveri, parla poco la lingua locale e mantiene attorno a sè un alone di mistero, ma le due sorelle ne sono soddisfatte.

Babette è brava, riesce a contrattare sui prezzi nel suo titubante norvegese, tutta la comunità, dapprima ostile, piano piano si abitua alla sua presenza e all'effetto benefico e tranquillizzante che esercita sulle due sorelle.

Dopo 14 anni arriva da Parigi una grossa vincita di denaro, 10000 franchi.
Babette deve recarsi in Francia a riscuoterli, ma prima chiede il permesso alle due sorelle di poter preparare un pranzo celebrativo in onore del centenario della nascita del decano, un vero pranzo francese.

L'insistenza è tale che le signorine non riescono più ad opporsi.
Il loro consenso , infine, trasformò completamente Babette. Capirono che da giovane era stata stupenda.


Il viaggio a Parigi viene fatto, a novembre, e le provviste vengono acquistate; un giorno di dicembre arrivano.


La cucina delle due sorelle inizia a riempirsi di cibo e vini.

Martina rimase allibita quando vide rotolare fino in cucina una carriola carica di bottiglie. Toccò le bottiglie, ne prese in mano una.
"Babette, che cosa c'è in questa bottiglia?" chiese sottovoce, "non è vino?"
"Vino, madame!" rispose Babette, "no , madame, è un Clos vougeot 1846!" Dopo un attimo aggiunse " Viene da Philippe, in rue Montorgueil!" Martina non aveva mai sospettato che i vini potessero avere un nome, e fu messa a tacere.
L'idea della cena turba le due sorelle che si sentono in obbligo di giustificarsi nei confronti dei Fratelli e Sorelle invitati, dicendo loro che non sanno cosa avrebbero avuto da mangiare, o da bere , nel compleanno del genitore.
E quei vecchi, per amore delle due sorelle, decidono che quel gran giorno avrebbero taciuto a proposito di cibi e bevande.
La domenica iniziano i preparativi, agli ospiti si aggiunge il generale Loewenhielm, vecchia conoscenza delle sorelle quando era ancora un giovane ufficiale.

 Le sorelle non osano mettere piede in cucina in cui Babette e il suo assistente, scovato e arruolato per l'occasione, si muovono indaffarati.
Biancheria da tavola e argenteria e caraffe e bicchieri sono giunte chissà da dove.

Arrivano gli ospiti...inizia il pranzo.
La promessa di non parlare del cibo unisce i commensali, tranne il generale che subito apprezza il vino servitogli, intuisce che la minestra che ha davanti è brodo di tartaruga...e che brodo!
La conversazione è incentrata sul decano, sui sermoni, sulle azioni della sua vita, nessuno sembra far caso al cibo, neanche quando vengono serviti i blinis Demidoff, come se simili cibi li avessero mangiati ogni giorno per trent'anni di fila.

Il vino colma ancora i bicchieri e quando i Fratelli e le Sorelle lo vedono spumeggiare capiscono che non è vino.
" Ma Veuve Cliquot 1860!" come esclama il generale.

I convitati quella sera si sentivano alleggerire di peso e di cuore più mangiavano e più bevevano.
E poi arrivano le Cailles en sarcophage .
Il generale è di colpo riportato indietro nel tempo, a Parigi, a quando gli fu servito un piatto estremamente ricercato e gustoso, inventato dallo chef dello stesso cafè in cui stava pranzando, quel cuoco era una donna!
Quel piatto erano le Cailles en sarcophage.
La cena continua con splendida uva, pesche e fichi freschi.
 Babette compie una piccola magia, gli ospiti iniziano a sentirsi diversi, vecchi taciturni ricevettero il dono della parola, orecchi che erano stati quasi sordi per tanti anni si aprirono per ascoltarla.

Il tempo stesso s'era diluito nell'eternità.
Gli ospiti in uno stato di grazia e di seconda faciullezza vanno via.
Martina e Filippa si ricordano di Babette e si sentono improvvisamente il cuore colmo di riconoscenza per lei.
Babette è sfinita, nella cucina circondata di pentole e tegami neri e unti, è pallida e dichiara "Una volta ero cuoca al Cafè Anglais!"
"Ricorderemo tutti questa serata quando sarete tornata a Parigi, Babette"
"Non torno a Parigi...e come potrei tornare a Parigi, mesdames? Io non ho denaro".
"Ma i diecimila franchi?"
"Un pranzo per dodici al Cafè Anglais costerebbe diecimila franchi".
"Cara Babette, non dovevate dar via tutto quanto avevate per noi".
"Per voi? No. Per me".
"Io sono una grande artista".
"Sono una grande artista, mesdames:"
Allora Martina disse: "E adesso sarete povera per tutta la vita, Babette?"
"Povera? No.  Non sarò mai povera. Ho detto che sono una grande artista.
Un grande artista non è mai povero. Abbiamo qualcosa di cui gli altri non sanno nulla".
E' così anche per monsieur Papin, si per il suo Monsieur, povera signora mia.
Me l'ha detto lui stesso .2e' terribile ed insopportabile essere un artista, essere incoraggiato a fare, essere applaudito per aver fatto meno del meglio.
Per tutto il mondo risuona un solo lungo grido che esce dal cuore dell'artista: consentitemi di fare il meglio che posso!"
Mi ha fatto piacere parlare di Babette, grande personaggio e ispiratrice di tante che cercano nel loro piccolo di creare con il cibo una magia.
La ricetta da cui sono partita sono Le cailles en sarcophage.

Quando però il diavolo ci mette la coda, diventa sempre tutto complicato...per prima cosa non ho trovato le quaglie disponibili, i miei figli non avrebbero mai mangiato qualche volatile ripieno di patè e tartufo, e ultima cosa, dovevo fare una sfoglia glutenfree.

Vabbè allora questo è quello che è diventato il piatto per mettere d'accordo figli e voglia di provare, sicuramente la preparazione di Babette era un'altra cosa, ma la bontà resta.

Per la ricetta originale di Babette basta cercare in rete, io mi sono attenuta al procedimento cambiando qualche ingrediente.



Poulet en sarcophage glutenfree
(per 2 persone)

  • 2 polletti molto piccoli
  • 2 vol-au-vent gluten free
  • sale
  • pepe
Per la farcia
  • 150 gr salsiccie fresche
  • burro chiarificato( visto che oramai ce l'ho!)
  • mezzo scalogno
  • 50 gr funghi champignon
  • 40 gr lardo a fette
  • timo fresco
  • 50 ml vino bianco
Inoltre:
  • 8 fettine di lardo tagliato a fette sottili
  • 2 cucchiai di Porto
  • 1 bicchiere di brodo leggero

Finta sfoglia gluten free
(anche questa ricetta gira in rete in svariate versioni, non so più da chi l'ho presa anche in queste proporzioni)

Una premessa qui è d'obbligo.

Ho sottovalutato e letto in ritardo il consiglio- suggerimento di Stefania di utilizzare dello xantano...adesso capisco a cosa potesse servire, visto che sono stata a fare l'appello di tutti i santi del Paradiso!


Ingredienti:

250gr di farina ( per me 80 gr farina di riso, 90 gr fecola di patate, 80 gr amido di mais)
250gr formaggio spalmabile (tipo Philadelphia o similari)
160gr burro morbido
2 pizzichi abbondanti di sale

Setacciare le farine con il sale, unire il formaggio ed il burro a pezzetti e mescolare con una forchetta e poi velocemente a mano.

Cercare di dare la forma di un panetto e mettere in frigo per almeno 30 minuti.

Riprendere l'impasto e procedere con le pieghe...ho dovuto utilizzare un tappetino in silpat come base e la pellicola per alimenti tra la pasta e il mattarello, altrimenti si sarebbe attaccato tutto!

Ho fatto questa operazione per 3 volte, sempre con un riposo di 30 minuti tra una e l'altra.

Alla fine ho prelevato la sfoglia, che oramai aveva, almeno all'apparenza , quasi l'aspetto giusto e ho tentato di creare i sarcophages per i mie poulet!!!

Dopo aver sistemato il risultato su carta forno ho fatto cuocere per 30/35 minuti a 180°.

Consiglio: uno solo, la prossima volta sfoglia glutenfree già pronta!!! ^_^




********************

Preparazione dei poulet

Per prima cosa cercate di disossare i polletti aprendo dal  lato superiore, centralmente, staccando bene il petto dallo sterno e proseguendo lungo la gabbia toracica, separandola bene dalla pelle.

Tenere da parte.

In un padellino sciogliere un cucchiaino di burro e soffriggere il lardo tagliato a dadini, aggiungere la salsiccia privata della pelle e sbiciolata e lasciar cuocere, a metà cottura unire il vino bianco,far evaporare.

Unire i funghi mondati e tagliati a fette, aggiustare di sale e pepe ( se piace), unire il timo fresco.

Continuare la cottura fino a quando i funghi non saranno cotti al punto giusto, controllare che resti un pò di fondo di cottura.

Al termine versare tutto nel mixer e tritare fino ad avere la consistenza di un patè.

Riporre in frigo per 30 minuti.

Prendere i polletti , farcire l'interno con il patè di funghi.
Ricomponeteli . Fasciateli con le fettine di lardo e, se occorre chiudere con dello spago da cucina.

Posizionare in una teglia con un pò di burro sul fondo e passare in forno preriscaldato a 200° per 30/40 minuti ( i tempi variano a secondo della grandezza dei polletti).

Al termine liberare dallo spago da cucina e porre ognuno in un vol-au-vent.
Sistemare in una seconda teglia e tenere al caldo.

Porre sul fuoco il contenitore nel quale avete cotto i polletti, in cui si sarà raccolto il fondo di cottura, allungare con il brodo e il Porto e ridurre a fuoco vivo.

Versare almeno tre cucchiai del liquido su ogni polletto, facendolo penetrare anche nel vol-
-au-vent.
Reinfornare per 5 minuti.

Servire caldo.

E con questo piatto mi sono sentita un pò chef del Cafè Anglais anche io!!





  



Con questa ricetta partecipo  al contest di Stefania
per le Donne (St)raordinarie


Ringrazie tutti coloro che mi lasceranno un commento, ma non potrò ricambiare la visita in questi giorni...sono a perugia con la mia famiglia per un fine settimana di relax!
Ci si rilegge lunedì!!

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mercoledì 21 marzo 2012

Muffin limone e mandorle...il giorno dei muffin!

Le torte da colazione mi piacciono...avere un dolcino da inzuppare nel latte, nel caffè, nel thè, nello yogurt, nel bicchiere della nutella...insomma dove vi pare, per me è il massimo.

Lo è ancora di più se quel dolce l'ho fatto con le mie mani e a mio gusto, sapendo esattamente quanti chili in più metterò ad ogni morso, ma vuoi mettere la soddisfazione?

Solo che non amo la monotonia, nè la ripetitività, credo di aver fatto pochissime volte lo stesso dolce, ne ho talmente tanti da provare ancora, che sarà difficile fare il bis.

Comunque in rete mi soffermo spesso sulle ricette di cake e l'ho fatto anche nel caso del blog
 Buccia di Limone, quando ho letto la ricetta di questo cake, me la sono segnata e l'ho rifatta quasi subito...ho modificato solo la forma, invece che una cake ne ho fatto muffin.

A me e alle mie colleghe è piaciuto molto.




Muffin al limone

280 g farina 00
70 g farina di mandorle
9 g di lievito per dolci
4 uova
170 g zucchero
120 g burro
1/2 bicchiere di latte
1 limone (succo e buccia)
granella di zucchero all'amaretto per decorare


Montare le uova con lo zucchero e un pizzico di sale.
 Aggiungere il latte, il succo e la buccia del limone.
Unire le farine con il lievito e attenzione a non fare grumi.
Sciogliere il burro e amalgamarlo al resto.
Foderare uno stampo da muffin con le carine, versare il composto e ricoprirlo con lo zucchero agranella.
 Mettere in forno preriscaldato a 170 °C per 35 min circa, fare la prova stecchino.




E con questo muffin saluto la Primavera



Con queste ricetta partecipo al contest di Crema e Panna



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lunedì 19 marzo 2012

Crostata maddalena alla ciliegie...auguri ai papà e l'ultima scultura di Stefano Bianco

Oggi, giorno della festa del papà, pubblico con piacere un dolce fatto con il cuore per il mio papà , per mio suocere e per il papà dei miei figli: auguri!!

Ho pensato di festeggiarli con una crostata, anzi una signora crostata.

Ho scelto questo dolce perchè un pò rappresenta i papà, dolci, ma un pò duri, apparentemente, ma poi se scalfisci quella fragilissima crosta trovi la dolcezza unita alla croccantezza, che un uomo sempre racchiude.

Avrò provato infinite ricette , morbide, croccanti, con burro, con olio, con la frolla, senza la frolla, ma una così non l'avevo mai fatta.

L'impasto di base l'ho dovuto correggere un pò, altrimenti non sarebbe mai venuto un composto utilizzabile, ma tutto il resto è stato perfetto.


Crostata maddalena alle ciliegie
(dal ricettario allegato a I love Cooking Crostata)
  • 300 gr farina 00
  • 150 gr burro
  • 100 gr zucchero
  • 2 uova intere ( la ricetta diceva 2 tuorli)
  • un limone
  • sale
Per la pasta maddalena
  • 180 gr zucchero
  • 150 gr farina
  • 40 gr burro
  • 3 tuorli
  • 1 uovo
  • vaniglia (mezza bacca)
  • sale
  • una confezione di marmellata di ciliegie
  • 3 savoiardi
  • zucchero a velo
Preparare la pasta frolla impastando rapidamente la farina con il burro ammorbidito.
Formare la fontana al centro , versare lo zucchero, la buccia di limone grattugiata, sale e uova.

Impastare tutto velocemente, fare una palla , avvolgere in una pellicola e mettere in frigo per 30'.

Pasta maddalena

Montate a bagnomaria l'uovo e i tuorli con lo zucchero, i semini della bacca di vaniglia e un poco di sale; fuori dal fuoco incorporate la farina setacciata e il burro fuso.

Stendete la pasta frolla a mm 4 di spessore e con essa foderate uno stampo da crostata.

Mescolare la marmellata di ciliegie con i savoiardi sbriciolati e distribuite sul fondo della tortiera.

Ricoprite con la pasta maddalena spolverizzata di zucchero a velo (io l'ho dimenticato!!) e completate con le striscioline di pasta frolla ricavate dai ritagli.

Sagomare il bordo a piacere e rimboccatelo sul ripieno.

Cuocere la crostata in forno a 180° per 20', poi a 170° per altri 20' ( fare sempre la prova stecchino, se occorre prolungare la cottura).

Sfornatela, dopo 10' rimuoverla dallo stampo e lasciarla raffreddare.

Spolverizzare di zucchero a velo.





Con questa ricetta partecipo volentieri all'ultima sfida  di Carving in the kitchen di Ammodomio per trovare un nome alla scultura di Stefano Bianco


Questa volta, guardando la scultura , mi sono sentita attratta da quella linea azzurra che attraversa la mano, un fiume??...può darsi, ma scorre esattamente sulla linea del cuore nel linguaggio della chiromanzia.

E questo mi ha fatto riflettere, di fronte a questa linea siede accovacciato un pescatore che ha gettato l'amo e attende, in una posizione tranquilla, ma concentrata.

Il cuore è come un fiume, a volte come un mare, certe volte è semplice pescarci dentro, altre piacevole navigarci, ma il cuore può anche chiudersi, come un pugno, come una mano di pietra e diventare così impenetrabile e duro, ma sempre il cuore attende.

A cuore scalzo ad aspettare
e i piedi sopra il cuore
ad aspettare pronti al salto
a cuore scalzo

Saranno fiumi e cascate di perle
saranno fiori sbocciati
da cogliere fino alle stelle
per noi che abbiamo tempo
passiamo troppo tempo
ad aspettare l'attimo che accende

A cuore scalzo Max Gazzè

Il titolo che ho scelto è  L'attesa del cuore

Grazie Stefano  per questa bellissima esperienza, grazie per la tua arte!


Con questa ricetta partecipo al contest di Dolci ma non troppo






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venerdì 16 marzo 2012

Le screppelle 'mbosse...anzi le crèpes

Mi sembra di aver già accennato al mio rapporto di odio/amore con le uova.

Non mi piace l'uovo fritto, non amo la frittata e non vado matta per la crema pasticcera, perché sa troppo di UOVO.

Eppure nel mio frigo alloggiano stabilmente dalle 12 alle 24 uova e non sia mai scendere al di sotto di tali quantità, mi prende una crisi d'ansia che mi fa precipitare al supermercato ad acquistarne altre.
Cosa ne faccio?

Non so bene, so solo che vanno via come il pane.

Visto la mia contraddizione tra amore per le uova e odio per le frittate, va da sé che anche le crepes non costituiscono il mio piatto preferito, mentre la mia figliola le adora al punto tale da comprarne sempre una ai chioschetti ambulanti ogni volta che le trova, con mio sommo sdegno!

La sfida nel leggere la proposta di Giuseppina per l'MTC di questo mese è stata di quelle da gettare la spugna immediatamente, poi ha prevalso il mio amore materno e l'idea di poter rendere felice la figliola.

Devo ringraziare pubblicamente Giuseppina che con la sua ricetta perfetta, mi ha, finalmente, riconciliato con le crépes e da oggi in poi questa sarà la mia ricetta delle crépe.

Anche questo mese si poteva stupire con effetti speciali, ma  il richiamo per la tradizione regionale è stato più forte e ne è venuto fuori un piatto tipico teramano, anche questa preparazione prevede l'utillizzo di crespelle, a volte arricchite dallo zafferano, a volte no.

La semplicità di esecuzione non è a discapito del gusto, che invece sa essere ricco e completo.


Le screppelle 'mbosse

per le crèpes

Riporto le dosi, perfette, di Giuseppina, per tutte le spiegazioni vedere da lei.

La ricetta base

Per 10/12 crèpes

150 gr di farina O
350 ml di latte
50 ml d'acqua
2 uova medie
1/2 cucchiaino da caffé di sale
30 gr di burro chiarificato per cuocere

 Rompete le uova in una terrina, sbattetele un pò con la frusta , cominciate ad aggiungere alternando la farina setacciata e il latte/acqua ,mischiate bene fino ad avere una pastella piuttosto liquida e liscia.

Aggiungete il sale, mischiate e lasciate riposare almeno un'ora .

Fate sciogliere 30 gr di burro chiarificato in un pentolino , scaldate bene la padella per le crépes ,ungetela con il burro usando un pennello ( possibilmente in silicone) versate la quantità di pastella necessaria per una crépe , Giuseppina consiglia un quantitativo di circa 30 ml, io ho usato un misurino graduato e ho ottenuto crepés perfettamente uguali.

Ruotare la padella per distribuire uniformemente il composto, una volta dorato girare la crépe e proseguire la cottura dall'altro lato.

Il burro chiarificato

Ho  letto un pò di procedimenti in rete ed ho seguito questo metodo.

Ho preso un panetto di burro da 250 gr, l'ho posto in una pentola, posta a sua volta a bagnomaria, l'ho fatto sciogliere e, a questo punto è iniziata ad affiorare la parte biancastra, la caseina.

Quando il burro si è completamente liquefatto ho asportato la caseina con un cucchiaio e ho travasato, passandolo attraverso un setaccino, il burro in un barattolo.

Si conserva più a lungo del burro tradizionale e ha un punto di fumo simile all'olio di oliva, quindi non brucia e, aggiungo , ne occorre molto meno, rispetto al burro tradizionale.


Il brodo
  • ali di pollo
  • ali di tacchino
  • bollito di manzo
  • cipolla
  • carota
  • sedano
  • sale
Lavare la carne e mettere in una pentola con le verdure mondate e acqua abbondante.

Cuocere per almeno tre ore, schiumando di tanto in tanto, al termine aggiustare di sale.

Per il ripieno delle screppelle
  • parmigiano grattugiato
  • pecorino semistagionato
  • prezzemolo fresco

Montaggio del piatto

Prendere una crépe e farcirla con un pò del miscuglio di formaggi e prezzemolo, creando una striscia su cui poi avvolgere stettamente la crépes.



Adagiare in una fondina o nel piatto da portare in tavola.

Proseguire con le altre crépes allo stesso modo, considerare 3/4 pezzi a porzione.

Filtrare il brodo bollente e, una volta portato il piatto in tavola, versare due mestoli direttamente sulle crépe.





E buon appetito!!

Con questa ricetta partecipo molto volentieri all' MTC di marzo


Con questa ricetta che , secondo me, sta benissimo sulla tavola di una neosposina, partecipo al contest di Ma che ti sei mangiato



E alla raccolta di ricette regionali di Laura









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